
“Piombo”, il nuovo brano del duo strumentale Uno&Mezzo, si inserisce nel solco di un post-rock dalle tinte industriali che non teme di spingersi in territori cupi e viscerali. Il pezzo costruisce un ambiente sonoro denso e opprimente, dove elettronica e strutture minimali si intrecciano in un crescendo di tensione che restituisce con lucidità il tema al centro della traccia: la lotta contro le dipendenze.
Senza ricorrere alla parola, il duo affida tutto al potere evocativo della musica, utilizzando dinamiche, pause e improvvise aperture per raccontare un conflitto interiore costante. Il titolo, “Piombo”, diventa così la chiave di lettura dell’intero brano: un peso che grava, una materia difficile da scrollarsi di dosso, la stessa che accompagna chi vive intrappolato in un circolo di dipendenza. Con questo lavoro Uno&Mezzo confermano una ricerca sonora libera e priva di compromessi, capace di trasformare un’esperienza personale e complessa in un linguaggio immediato e impattante.
“Piombo” rappresenta un inizio per Uno&Mezzo. In che direzione immaginate che andrà il vostro percorso sonoro?
Non lo sappiamo, ed è proprio questo il bello. Il progetto è nato dalla voglia e l’esigenza di fare qualcosa di completamente libero e creativo, utilizzando qualsiasi forma espressiva che ci dava soddisfazione. I pezzi durano un minuto e mezzo, utilizziamo proiezioni video durante i live, mandiamo monologhi celebri…tutto può accadere J
State già lavorando a nuovi brani che proseguono questa linea o prevedete evoluzioni stilistiche?
In realtà abbiamo già un album pronto che uscirà a breve e altre canzoni già pronte per il futuro. Al momento lo stile è abbastanza simile, anche se ci stiamo evolvendo verso qualcosa di leggermente più complesso a livello stilistico, senza però mai perdere di vista l’immediatezza comunicativa.
Quanto conta per voi la coerenza sonora rispetto al rischio e alla sperimentazione?
Per restare coerenti con noi stessi, dobbiamo sperimentare. Non porsi limiti, fare ciò che più sentiamo nostro, è stata una condizione fondamentale ed irrinunciabile fin dall’inizio.
Il mondo musicale italiano è pronto per un progetto così crudo e concettuale?
Domanda difficile…siamo perfettamente consapevoli che la nostra musica ed il nostro messaggio non sono destinati alle grandi masse, ma bensì ad una nicchia che ha ancora voglia di ascoltare, scoprire, vivere la musica come cultura e crescita. Forse con questo progetto abbiamo voluto capire anche noi se davvero esiste ancora qualcuno capace di porsi in questa maniera davanti alla musica.
In realtà è qualcosa che non ci interessa: l’idea stessa di avere un target, presuppone l’idea di base di vendere la nostra libertà creativa. Quando facciamo musica ne abbiamo bisogno e sentiamo questa esigenza come un urlo, uno “strappo” interiore a cui non vogliamo in alcun modo porre un filtro di nessun genere
Se doveste riassumere il vostro manifesto artistico in tre parole, quali sarebbero?
Sperimentazione, messaggio, urgenza.
Urgenza, rinascita e libertà





