Angela Di Donato torna con un brano che è insieme manifesto e abbraccio collettivo. In “Globale” racconta un amore che supera confini e definizioni, sospeso tra intimità e condivisione. Un invito a riscoprirsi parte di qualcosa di più grande, senza rinunciare alla propria verità.

Come nasce il brano “Globale” e quale urgenza emotiva o sociale ti ha spinto a scriverlo?
“Globale” nasce da un desiderio di esprimere l’amore come forza universale, qualcosa che va oltre i confini individuali. È un brano che prende forma da un’urgenza positiva: quella di riscoprire un’emozione condivisa, potente, capace di unire. In un momento storico in cui spesso si è distanti – per motivi personali, sociali o digitali – ho voluto scrivere un pezzo che parlasse di appartenenza e liberazione emotiva. “Lascia andare via la nave” è proprio l’invito a lasciare ciò che ci trattiene, per diventare parte attiva di un movimento più grande.
Nel testo affronti il tema della sovraesposizione digitale. Quanto incide questa condizione nella tua vita quotidiana?
Anche se Globale non parla esplicitamente di social network, il concetto di “amore globale” può essere letto anche in chiave di connessione virtuale: ci sentiamo sempre legati, ma spesso in modo superficiale. Personalmente vivo ogni giorno il contrasto tra la necessità di mostrarmi sui social come artista e il bisogno di autenticità. Cerco di usare questi mezzi con equilibrio, per trasmettere chi sono davvero, non solo un’immagine.
C’è una frase o un verso del brano che senti particolarmente tuo e perché?
Sicuramente “Siamo noi la vera marea”. Mi rappresenta perché parla di forza collettiva. Non serve inseguire qualcosa di lontano o affidarsi a strumenti esterni: la vera energia nasce da chi siamo e da come ci uniamo agli altri. È un messaggio che vale nell’amore, nell’amicizia, nel rapporto col pubblico. È anche una dichiarazione di fiducia verso la mia generazione.
Qual è il tuo rapporto con la musica oggi? È cambiato rispetto agli inizi?
Oggi la musica per me è libertà e responsabilità allo stesso tempo. Quando ho cominciato, era soprattutto una passione istintiva. Adesso sento che ogni parola e ogni nota possono avere un impatto. Cerco di essere sempre sincera in quello che scrivo e canto. La musica mi ha aiutata a conoscermi meglio, e continua a farlo.
Hai già in mente una direzione artistica futura o preferisci lasciarti guidare dall’istinto?
Mi piace lasciarmi guidare dall’istinto, anche se ho un’identità musicale ben chiara: il pop italiano, ma con attenzione ai testi, all’attualità emotiva e sociale. Amo contaminare le sonorità e sperimentare, ma quello che conta è che ogni brano racconti una verità. Quindi sì, il mio percorso è in evoluzione, ma è sempre fedele a ciò che sento.
Quali messaggi ti piacerebbe che il pubblico portasse con sé dopo aver ascoltato “Globale”?
Vorrei che le persone, ascoltando Globale, si sentissero parte di qualcosa. Che capissero che non serve rincorrere qualcosa di lontano per sentirsi completi. L’amore – in tutte le sue forme – è già dentro e intorno a noi. Basta imparare a riconoscerlo e viverlo, anche lasciando andare ciò che non ci serve più.








