COPERTINA ANASTASIA

L’artificio necessario di Anastasia Anniemore24: anatomia di un’opera corale

Nell’epoca della sovraesposizione identitaria, dove l’artista coincide quasi sempre con il proprio simulacro social e la musica rischia di ridursi a pretesto promozionale, il progetto di Anastasia Anniemore24 assume le sembianze di una consapevole anomalia. Con la pubblicazione del quarto capitolo di Un bacio di fortuna, la producer e compositrice prosegue la marcia d’avvicinamento al compimento del ciclo 30 inediti per 30 voci, confermando una direzione ostinata e contraria: sottrarsi al cono di luce centrale per operare come regista invisibile, demiurga di partiture cucite addosso a interpreti sempre diversi. Il risultato non è un catalogo slegato di collaborazioni occasionali, ma un vero e proprio romanzo a puntate in cui la voce funge da strumento narrativo, plasmato per esplorare le crepe dell’esperienza relazionale contemporanea.

L’apertura dell’EP, affidata a Tik-Tak con Beatrice Scarfò, definisce subito le coordinate di una tensione sotterranea che percorre l’intera opera. Lungi dal rifugiarsi in facili nostalgie synth-wave, il brano innesta una cassa dritta implacabile su un testo che problematizza il trascorrere del tempo («Il tempo! Chi sei?»), trasformando l’ansia metropolitana in una danza scura e notturna. L’arrangiamento curato con Giovanni Ferranti lavora per sottrazione, evitando la saturazione degli spazi acustici e lasciando emergere la spigolosità del timbro vocale. È però nella traccia successiva, Senza alcun consenso, che il disco trova il suo epicentro drammaturgico. La scelta di far interpretare a Domenico Protino una discesa agli inferi dell’involontarietà emotiva segna un punto di svolta: l’amore non bussa, non chiede permesso e spazza via le certezze del maschio contemporaneo. La presenza impalpabile di Maja Krasowska, originariamente concepita per un duetto alla pari e poi trasfigurata in un coro d’atmosfera a causa dell’asimmetria timbrica tra Roma e Varsavia, conferisce alla traccia una patina spettrale, come l’eco di un rimpianto che non accenna a spegnersi.

Il passaggio di testimone produttivo a Fabio Vaccaro per la seconda metà del lavoro sposta la bussola verso coordinate più acustiche e cinematografiche. In Lontano, la voce di Sonia Pitiddù abita un paesaggio metropolitano punteggiato da field recording di carrozze e rotaie, risolvendosi in un finale a cappella che mette a nudo l’ineluttabilità della separazione. La grazia pittorica di Tulipani. Monet, affidata alla trasparenza timbrica di Laura Festugato, nobilita l’amarezza di un amore non corrisposto attraverso un’estetica impressionista, mentre La nebbia con Stefania Avolio chiude l’itinerario trasformando il disorientamento del futuro in una coltre protettiva e accogliente. Anniemore24 dimostra che l’indipendenza non è un rifugio amatoriale, ma un metodo rigoroso per restituire alla canzone la sua dignità di artefatto concettuale, privo di scorciatoie e fedele solo alla propria urgenza espressiva.

Alessandra

Alessandra