Michele Coletta: rallentare mentre tutto continua a muoversi

La contraddizione interessante di “Piano piano” sta tutta nel movimento. Michele Coletta parla di lentezza costruendo un disco che, al contrario, cerca continuamente il ritmo, il colore, la luce, la pista da ballo. Non invita a fermarsi: prova a suggerire un’altra velocità possibile.

COLETTA COVER

Cinque tracce “soltanto” che attraversano territori differenti (ma neanche tanto) senza preoccuparsi troppo delle appartenenze. La superficie disco, il funk d’annata e una memoria pop che guarda al passato senza mascherarsi in chissà quale scoperta o trascendenza futuristica. E poi quella popolarità che riesce a non scadere nel ridicolo con “Sutta lu sule” riporta il racconto verso il Mediterraneo e certe radici che sinceramente non avrei visto in un lavoro simile.

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L’inciso deve funzionare e ci riesce. Tutto dev’essere familiare per quanto il glamour di Coletta sembra rivolgersi solo a chi il glamour lo vive da vicino. Sembrano distanti anni luce le condizioni popolaresche della vita quotidiana… insomma la mistura è semplice: disco-funk, dance, qualche ombra new wave, il pop italiano, l’elettronica usata per rendere contemporanea una grammatica che arriva da lontano.

COLETTA

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