Non ascolto abitualmente rap di questo tipo, e forse è proprio per questo che “N” di Naesh mi ha incuriosita. Non tanto per la possibilità di ritrovare coordinate familiari, quanto per quella di entrare in un immaginario che non sento mio in partenza, ma che riesce a rendersi comprensibile senza cercare di venirmi incontro. Il disco, realizzato insieme a RameBiz, produttore e compagno di percorso di lunga data, si muove dentro una cultura hip hop ben precisa, senza preoccuparsi di tradurne il linguaggio per chi arriva da fuori.
Il primo elemento che colpisce è il modo in cui Naesh abita le proprie canzoni. Non sembra avere l’urgenza di trasformare ogni intuizione in una frase memorabile, né quella di costruire un personaggio che funzioni anche al di fuori della musica. La scrittura procede attraverso riferimenti, osservazioni e immagini che acquistano senso soprattutto se si accetta di restare dentro il suo punto di vista. È un ascolto che richiede di abbandonare per un momento le aspettative e lasciarsi guidare da una voce che non ha bisogno di spiegare continuamente dove vuole arrivare.
Ventimiglia, la vita quotidiana, il tempo che passa e le distanze tra ciò che si desidera e ciò che si vive costituiscono parte del paesaggio del disco, ma non diventano una lista di temi da esibire. In “N” conta soprattutto il modo in cui questi elementi vengono filtrati dalla personalità dell’artista. La provincia non è una scenografia da rivalutare né un limite da superare: è semplicemente il luogo da cui si guarda il resto, con una prospettiva che non coincide necessariamente con quella di chi vive nelle grandi città o frequenta altri ambienti musicali.
Il lavoro di RameBiz contribuisce a mantenere riconoscibile questo universo. Le produzioni si inseriscono nella tradizione rap, con riferimenti boom bap e aperture soul e jazz, senza trasformare l’album in una ricostruzione filologica di un suono passato. La musica e la voce condividono lo stesso spazio, e questa familiarità ha senso anche alla luce della lunga collaborazione tra i due. Non si ha l’impressione di ascoltare un rapper sopra una serie di basi intercambiabili, ma un progetto nel quale le diverse componenti rispondono a una sensibilità comune.
Anche il percorso che porta a “N” aggiunge una prospettiva interessante all’ascolto. Dopo “Neorealismo”, pubblicato nel 2020, Naesh è tornato a lavorare su un album insieme a RameBiz, riprendendo un dialogo artistico che attraversa molti anni. Il disco non ha bisogno di trasformare questa ripartenza in un racconto di redenzione: ciò che conta è la possibilità di rimettere in circolo una voce e un modo di fare musica che nel frattempo non hanno perso la propria ragione d’essere.
Alla fine, “N” mi interessa proprio perché non cerca di convincermi che il rap debba piacere a tutti. Non cambia linguaggio per rendersi accessibile, non semplifica il proprio immaginario e non accompagna ogni passaggio con istruzioni per l’ascolto. Mi invita piuttosto a frequentare un mondo diverso dal mio, riconoscendone i codici e lasciando che siano le canzoni a stabilire il punto d’incontro. È una qualità meno appariscente di un ritornello immediato o di una produzione sorprendente, ma che può rendere un disco un’esperienza personale anche per chi, inizialmente, si trova fuori dal suo territorio.
Morgana





