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“Il Santo”: Giso e DJ Fede costruiscono un ponte tra storia personale e cultura hip hop

“Il Santo” non nasce per mettere un punto alla storia di Giso. Al contrario, il nuovo album interamente prodotto da DJ Fede, disponibile dal 2 ottobre, sembra interessato soprattutto a capire cosa significhi continuare a fare rap quando alle spalle ci sono più di trent’anni trascorsi dentro questa cultura.

La risposta arriva attraverso undici tracce molto diverse tra loro. Ci sono brani personali, momenti più ruvidi, riflessioni sulla scena, aperture verso soul e R&B e inevitabili ritorni al passato. Nel progetto trovano spazio Emis Killa, Jack The Smoker, DDP, DJ Kamo, Lula e Clark P, chiamati a entrare in punti differenti di un racconto che rimane però saldamente centrato su Giso.

Più che un album sulla carriera, “Il Santo” è quindi un disco sul tempo. Su quello trascorso, su ciò che ha modificato e su quello che invece non è riuscito a spostare.

Giso non cancella il passato, ma evita di idealizzarlo

Dopo oltre tre decenni di rap sarebbe quasi impossibile realizzare un progetto che non guardi indietro.

Giso non ci prova nemmeno.

La differenza sta nel modo in cui utilizza la memoria. “Il Santo” non tratta il passato come un’epoca perfetta da contrapporre al presente, ma come un archivio personale dal quale recuperare persone, luoghi e momenti che continuano ad avere un significato.

“Ritorno al futuro” è probabilmente il caso più evidente. Il brano rimette insieme i DDP, formazione con cui Giso ha condiviso vent’anni di vita e palchi. DJ Fede costruisce la produzione partendo dalla volontà di rendere omaggio a una parte precisa della loro storia, mentre DJ Kamo completa il pezzo agli scratch.

La reunion ha inevitabilmente un peso nostalgico, ma non si ferma lì. Ritrovarsi significa anche capire cosa rimane oggi di quella connessione.

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“Puzzle” mette al centro le persone

La stessa domanda attraversa “Puzzle”, scelto come primo singolo dell’album.

Qui non si parla direttamente di carriera. Giso dedica il brano ai fratelli di una vita e costruisce il testo attorno a un’immagine immediata: da soli siamo tessere, insieme formiamo qualcosa.

È uno dei momenti in cui la scrittura tecnica viene volutamente subordinata al contenuto.

Giso parla di amicizia, lealtà e sostegno reciproco, ma lascia entrare anche elementi meno comodi: la fragilità, il rapporto con i soldi e la difficoltà di cambiare alcuni modi di pensare con il passare degli anni.

Il risultato è una traccia che mantiene un’attitudine street pur scegliendo di raccontare qualcosa di profondamente emotivo.

DJ Fede dà un suono alle diverse facce del disco

Se Giso utilizza l’album per mostrare lati differenti della propria scrittura, DJ Fede fa lo stesso attraverso la produzione.

Il suo lavoro non consiste nel trovare una formula e replicarla undici volte. Al contrario, il producer modifica atmosfera e intensità in base alla traccia, mantenendo però una matrice sonora riconoscibile.

Nella title track “Il Santo”, con Emis Killa, serve impatto. Il beat sostiene un pezzo che mescola provocazione, attitudine e immaginario sacrale.

In “Cento tipi di paure”, invece, Fede lavora su una produzione aggressiva e minimale ma ricca di atmosfera. Giso utilizza quello spazio per attraversare paure viscerali e timori più quotidiani senza rendere il brano eccessivamente pesante.

Quando arriva “Gianluca”, il registro cambia ancora.

Il beat diventa elegante, quasi sartoriale. Non potrebbe essere diversamente: qui Giso utilizza il proprio nome per raccontarsi in maniera più diretta, attraversando passato, presente e futuro.

Genova entra nel disco con tutte le sue contraddizioni

Anche “Madonna della Guardia” contribuisce alla componente autobiografica.

Genova è sempre stata presente nelle rime di Giso, ma non aveva mai avuto un brano interamente dedicato.

Questa volta diventa protagonista, senza però essere trasformata in una città perfetta. Giso ne racconta le bellezze insieme ai problemi e ai drammi, costruendo un ritratto che funziona proprio perché evita la cartolina.

Il rapporto con il luogo di appartenenza viene trattato nello stesso modo in cui il disco affronta la memoria: amare qualcosa non significa necessariamente smettere di vederne le contraddizioni.

Da Jack The Smoker alla riflessione sulla scena

“Il Santo” non rimane sempre rivolto verso l’interno.

Con “No Urban Patrol”, Giso e Jack The Smoker spostano l’attenzione sulla musica e, in particolare, sull’utilizzo della parola “urban”.

Il termine è diventato negli anni una categoria enorme, spesso utilizzata per raccogliere linguaggi e generi molto differenti. I due rapper ne discutono dall’interno di una cultura che hanno visto trasformarsi profondamente.

Il punto interessante è che il brano non ha bisogno di trasformare questa riflessione nella solita contrapposizione tra vecchia e nuova scuola.

Giso può essere critico verso alcune dinamiche contemporanee senza sostenere che tutto ciò che appartiene al passato fosse automaticamente migliore.

Soul e R&B cambiano il passo dell’album

La compattezza de “Il Santo” non significa rigidità.

“Campari col bianco” permette a Giso di mostrare apertamente la propria passione per R&B e soul. DJ Fede costruisce un beat che richiama alcune atmosfere della Murder Inc. dei primi anni Duemila, mentre Lula aggiunge melodie che si incastrano con le barre senza trasformare la traccia in un episodio pop.

Anche “Modalità cruisin’”, con Clark P, rallenta il passo.

Giso racconta un’abitudine semplice: salire in macchina, mettere un disco e guidare senza meta. Un momento apparentemente ordinario che diventa uno spazio per confrontarsi con i propri pensieri.

DJ Fede costruisce il beat seguendo proprio questa sensazione, creando una delle produzioni più distese del progetto.

“La verità uccide” guarda al presente

Tra i temi affrontati c’è anche il rapporto con l’informazione e con ciò che consideriamo vero.

In “La verità uccide”, Giso riflette sulla distanza sempre più difficile da individuare tra verità, apparenza e propaganda. DJ Fede risponde con una produzione solida, completata dagli scratch di DJ Kamo.

È un altro tassello utile per comprendere il progetto.

Giso non utilizza “Il Santo” esclusivamente per guardare dentro di sé. Le esperienze personali convivono con ciò che osserva fuori, dalla scena musicale alla società che la circonda.

“Sono pronto pt. 2” lascia aperto il finale

L’ultima traccia è “Sono pronto pt. 2”.

Per Giso è il brano più profondo del progetto e contiene alcune delle strofe che considera migliori tra quelle scritte in più di trent’anni.

Non è un dettaglio secondario.

Dopo un album attraversato continuamente dal rapporto tra passato e presente, la chiusura non guarda a ciò che è già stato fatto. Si chiama “Sono pronto”.

È quasi una dichiarazione di continuità.

“Il Santo” funziona proprio quando evita di comportarsi come un disco celebrativo. La storia di Giso è presente, così come quella di DJ Fede e degli artisti coinvolti, ma non viene utilizzata per chiedere rispetto sulla base dell’anzianità.

Emis Killa, Jack The Smoker, DDP, DJ Kamo, Lula e Clark P contribuiscono ad allargare il quadro. DJ Fede tiene insieme le diverse atmosfere. Giso, invece, utilizza undici tracce per raccontare ciò che è rimasto e ciò che nel frattempo è cambiato.

Dopo oltre trent’anni, la domanda non è più se abbia qualcosa da dimostrare.

È cosa abbia ancora voglia di raccontare.

“Il Santo” prova a dare una prima risposta.