Ci sono canzoni che scelgono di rincorrere l’eternità e altre che, invece, trovano la loro forza nel presente. “A domani”, il nuovo singolo di Valentina Indelicato, appartiene a questa seconda categoria: un brano delicato e intenso che racconta un amore costruito un giorno alla volta, senza lasciarsi condizionare dall’illusione del “per sempre”. Attraverso una scrittura autentica e una sensibilità maturata tra musica classica, jazz e cantautorato, l’artista riflette sul valore della cura, della presenza e dei piccoli gesti quotidiani, trasformando la fragilità in una forma di forza.
Abbiamo intervistato Valentina Indelicato per approfondire la genesi del brano, il suo modo di vivere le relazioni e il percorso artistico che ha dato forma a una canzone capace di ricordarci quanto possa essere prezioso scegliere, ogni giorno, di esserci.
“A domani” ribalta l’idea del “per sempre”, scegliendo di dare valore al presente. Quando hai capito che questa sarebbe stata la chiave del brano?
Credo che a un certo punto il cuore del brano abbia preso forma da solo: non l’incertezza, ma il modo in cui si sceglie di attraversarla. “A domani” è una frase che, apparentemente, promette meno di “per sempre”, ma in realtà contiene qualcosa di molto più concreto: la scelta di esserci, oggi. Mi piace pensare che ci siano legami che non abbiano bisogno di grandi promesse per essere autentici. A volte il gesto più coraggioso è proprio smettere di rincorrere un’eternità ideale e dare valore al presente, anche se fragile, anche se imperfetto. È nella sua stessa scrittura che il brano ha iniziato a raccontarsi nel suo senso più profondo.
Nel testo racconti un amore che si costruisce un giorno alla volta. Pensi che oggi sia più difficile vivere le relazioni senza proiettarle continuamente nel futuro?
Oggi siamo spesso portati a misurare il valore di qualcosa in base a dove potrà arrivare, più che a come la stiamo vivendo. È come se sentissimo il bisogno di dare subito un nome, una direzione, una certezza. Eppure, le cose più vere, a volte, hanno bisogno di tempo e di spazio per esistere, senza essere continuamente messe alla prova. “A domani” nasce anche da questa riflessione: dal tentativo di restituire importanza a un presente che non è una rinuncia al futuro, ma un modo più autentico di costruirlo. Perché prendersi cura di ciò che c’è oggi è il primo passo per immaginare anche ciò che verrà.
Nel tuo virgolettato descrivi l’amore come una goccia che scava la pietra. Da dove nasce questa immagine così evocativa?
È un’immagine che nasce dall’idea che le cose più profonde raramente arrivano con il rumore. Una goccia, da sola, sembra quasi insignificante, eppure con il tempo riesce a trasformare anche la pietra. Credo che l’amore, quando è autentico, abbia questa stessa forza: non quella dell’urgenza o dei grandi gesti, ma quella della costanza, della cura, della presenza rinnovata. Questa è una metafora che dialoga strettamente con il senso di “A domani”: ricorda che ciò che lascia un segno non è sempre ciò che promette di durare per sempre, ma ciò che, giorno dopo giorno, sceglie di esserci.
La tua formazione tra musica classica, jazz e cantautorato quanto influenza il tuo modo di scrivere?
Credo che ogni percorso lasci inevitabilmente una traccia. La musica classica mi insegna il valore del dettaglio e della ricerca, il jazz quello dell’ascolto e della libertà, mentre il cantautorato mi ha fatto innamorare della parola come luogo in cui la musica può farsi racconto. Quando scrivo non penso mai a questi linguaggi come mondi separati: convivono in modo naturale. Mi piace cercare un equilibrio tra semplicità e profondità, tra melodie e testi che possano continuare a risuonare anche dopo l’ascolto.
Hai ottenuto importanti riconoscimenti sia in ambito accademico sia musicale. Come convivono queste due anime nella tua quotidianità?
Per me non sono mai state due strade separate. Gli studi in comunicazione e la musica parlano, in fondo, della stessa sostanza: nascono dall’esigenza di creare una connessione con gli altri. Studiare comunicazione mi ha fornito strumenti per riflettere su come parole, silenzi e linguaggi riescano a trasmettere emozioni e significati. La musica è un mezzo attraverso cui tutto questo prende vita, perché è essa stessa linguaggio. Ogni canzone è un dialogo che si apre con chi ascolta e credo che sia proprio questo il punto in cui le mie due anime si incontrano: entrambe cercano di raccontare qualcosa che possa arrivare davvero a qualcuno.
Se dovessi descrivere “A domani” con una sola parola, quale sceglieresti e perché?
Cura. Perché “A domani” parla soprattutto di questo: della cura come gesto quotidiano, come attenzione verso qualcuno e verso ciò che si costruisce insieme. Non una cura intesa come il tentativo di salvare o aggiustare qualcosa, ma come la capacità di esserci, di ascoltare e di proteggere uno spazio condiviso, anche quando è fragile. È una parola che contiene la delicatezza del brano: scegliere di prendersi per mano, di abitare il presente e di continuare a dipingerlo a quattro mani, senza la necessità di avere tutte le risposte.





