Per Diffusioni Musicali abbiamo incontrato AKOLA, producer e artista che con il nuovo singolo “Ocean” firma un brano capace di unire l’energia della house a una dimensione emotiva più profonda. Una traccia che prende ispirazione dalla forza dell’oceano per raccontare il bisogno di libertà, cambiamento e rinascita, trasformando il ritmo in uno spazio in cui lasciarsi trasportare senza resistenze.
Nel corso dell’intervista AKOLA ci ha raccontato il percorso creativo che ha dato vita al brano, il significato della metafora del mare, il rapporto tra musica elettronica ed emozioni e l’evoluzione che sta caratterizzando il suo percorso artistico, oggi orientato verso un linguaggio sempre più personale e accessibile, senza rinunciare alla propria identità sonora.
Come nasce l’idea di “Ocean” e qual è stata la scintilla iniziale?
Ocean è nata dall’esigenza di catturare un senso di immensità pura. La scintilla è arrivata in studio, giocando con un basso profondo che trasmettesse subito un senso di forza magnetica. Volevo trasformare in sound quell’energia travolgente che senti quando sei di fronte al mare: non c’è malinconia, è pura elettricità.
Ho lavorato per fondere l’impatto ritmico della house con una carica vocale che fosse, prima di tutto, liberatoria. L’oceano, nel brano, rappresenta un movimento costante, una spinta propulsiva che ti trascina. Non c’è nulla di cupo, solo il desiderio di creare un pezzo che ti faccia sentire vitale, con un’energia che non si ferma mai.
Perché hai scelto proprio l’oceano come metafora del brano?
Perché è l’elemento che meglio rappresenta l’energia dinamica, inarrestabile e maestosa che volevo trasmettere nel sound. Non cercavo una metafora statica; l’oceano è movimento puro, forza e magnetismo.
Inoltre, mi affascinava l’idea di immensità e libertà assoluta. Quando ti trovi davanti all’oceano ti senti vivo, elettrizzato, travolto da una carica vitale che ti azzera i pensieri. Ho voluto tradurre questa sensazione fisica in musica, per dare a chi ascolta la stessa spinta e la stessa voglia di liberarsi che si prova davanti a una distesa d’acqua infinita.
Quanto c’è di autobiografico nel racconto delle emozioni che attraversano la canzone?
C’è qualcosa, ma non sono un cantautore…la musica elettronica non è solo programmazione, è anche un diario aperto.
Ogni singola vibrazione, le voci, tutto deve riflettere esattamente lo stato d’animo del momento.
Quella carica magnetica e travolgente che senti nella traccia è la stessa euforia che provo io quando affronto i cambiamenti.
In Ocean ho messo la mia fame di vita e di libertà; la mia fotografia odierna.
Nel brano convivono energia e malinconia: come hai costruito questo equilibrio?
L’equilibrio l’ho trovato giocando sui contrasti tra la struttura ritmica e gli elementi melodici.
La base è pura energia: un groove serrato e un basso profondo, pensati per dare una spinta costante
È la parte del brano che guarda avanti, che spinge verso la liberazione.
La sfumatura più intima, invece, l’ho affidata alle sfumature della voce. Il risultato è un pezzo dove l’energia non è mai superficiale e l’emozione non è mai statica: si completano a vicenda.
Cosa rappresenta per te il desiderio di evasione raccontato nel testo?
Evasione non significa fuggire dai problemi o voltare le spalle alla realtà, ma è la ricerca di un momento di totale libertà mentale.
Nel testo quel desiderio rappresenta la necessità di staccare la spina dal rumore quotidiano, per ritrovare sé stessi, anche solo per la durata di una canzone.
La musica è un mezzo perfetto per questo scopo. Con Ocean volevo creare un porto sicuro in cui evadere, ricaricarsi, e trasformare le pressioni di tutti i giorni in pura energia positiva.
Qual è il messaggio che speri arrivi a chi ascolterà “Ocean”?
Spero che al pubblico arrivi una scarica di pura energia e un profondo senso di libertà.
Vorrei che Ocean diventasse un piacere per i momenti in cui si sente il bisogno di resettare tutto, staccare dal caos quotidiano e lasciarsi semplicemente trasportare dalle proprie emozioni, senza filtri o paure.
Il messaggio di fondo è un invito a vivere intensamente, ad abbracciare la propria forza interiore e a non lasciarsi frenare da nulla.
C’è un verso della canzone a cui sei particolarmente legato?
“Our love is so simple, it can’t describe it, but don’t worry, if it’s foolish, please don’t save me.
We are moving like the ocean”.
È un verso apparentemente semplice, ma racchiude tutta la filosofia del brano.
Fotografa l’essenza stessa della vita: un movimento continuo, fluido e inarrestabile.
Mi fa pensare alla spinta interiore che ognuno di noi deve trovare per superare gli ostacoli. Rappresenta la libertà di non fermarsi mai, di assecondare il proprio ritmo e di lasciarsi andare senza opporre resistenza.
In che modo questo singolo racconta l’AKOLA di oggi?
Ocean racconta perfettamente il mio presente, la mia maturità artistica e personale.
Rispetto ai miei primi lavori, oggi sono molto più consapevole di ciò che voglio comunicare: non cerco più il drop fine a sé stesso per far saltare la pista, ma vorrei che ogni traccia abbia un’anima e sappia raccontare una storia.
Questo singolo mostra un equilibrio tra house e pop. E’ un evoluzione verso il mainstream.







