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Lemuri Il Visionario: «Con “Parlami” racconto la solitudine dei nostri tempi»

Con il nuovo singolo “Parlami”, Lemuri Il Visionario affronta un tema quanto mai attuale: il senso di solitudine che può emergere anche in mezzo a migliaia di persone e la necessità di riscoprire un dialogo autentico. Un brano che prende spunto da un’esperienza personale per trasformarsi in una riflessione universale sull’incomunicabilità, sulla fragilità e sull’importanza dei rapporti umani.

Per approfondire il significato del singolo e il percorso che lo ha ispirato, la redazione di Diffusioni Musicali ha incontrato Lemuri Il Visionario, che ha raccontato la nascita di Parlami, il legame con i suoi anni milanesi e il messaggio che desidera trasmettere attraverso la sua musica.

“Parlami” nasce da un’esperienza personale. Qual è stato il momento in cui hai capito di voler trasformare quella sensazione di smarrimento in una canzone?
Quando a distanza di anni mi è capitato di ripensare al mio primo periodo Milanese. Io provenivo da una realtà di provincia come Pordenone ed il fatto di trovarmi improvvisamente circondato da migliaia di persone sconosciute che si muovevano velocemente mi faceva sentire più solo che in mezzo ad un deserto.

Nel brano descrivi una società piena di persone ma spesso priva di vera empatia. Quanto pensi sia attuale questo tema?
Penso che in questo momento storico sia ancora più attuale. La crescita esponenziale degli smartphone e dell’intelligenza artificiale sta amplificando la distanza tra le persone che tendono sempre più a comunicare tra loro a distanza e attraverso parole scritte su Whatsapp spesso evitando volutamente il confronto diretto con l’altro.

Milano è stata l’ispirazione iniziale del pezzo. Quanto ha influenzato il tuo modo di vedere te stesso e gli altri?
Beh i miei dieci anni milanesi sono stati un’esperienza di apprendimento e di crescita fondamentale. In realtà dopo un periodo iniziale un pò traumatico mi sono innamorato dell’energia vitale, concreta e propositiva di quella città.

Hai parlato di attacchi di panico vissuti nei primi anni nel capoluogo lombardo. Quanto è stato difficile raccontare questa fragilità?
Non è stato per niente difficile. L’arte è un mezzo perfetto per esprimere le emozioni più profonde e condividerle. Qualunque opera d’arte dopo il proprio compimento diventa di tutti e può essere anche di grande aiuto quando le persone ritrovano un pò di se stesse nell’ascolto, nella visione o nella lettura.

Il titolo “Parlami” sembra quasi una richiesta di aiuto. È anche un invito a recuperare il dialogo autentico?
Assolutamente si. Ritengo il contatto umano assolutamente necessario per farci vivere appieno e per farci crescere anche nelle difficoltà.

Quale immagine o verso del brano rappresenta meglio il suo significato?
Non c’è un’immagine in particolare perché ogni nota musicale ed ogni frase del testo raccontano precisamente l’esperienza che volevo raccontare.

Musicalmente come hai cercato di tradurre il senso di isolamento raccontato nel testo?
Quando scrivo le canzoni parto sempre dal testo o almeno dall’idea di ciò che voglio comunicare. In questo modo posso scegliere il ritmo, l’armonia, i suoni e la melodia che sono più adatti a descrivere quel tipo di emozione.

Cosa speri arrivi a chi oggi si sente “disperso in mezzo a milioni di noi”?
Spero che “Parlami” possa spingere qualcuno a non rinunciare mai all’idea di comunicare realmente e direttamente le proprie idee alle persone a cui tiene anche se qualche volta possono essere scomode. Il silenzio non fa altro che aumentare distanza e incomprensione e porta all’isolamento. L’unica maniera per coltivare rapporti ed amicizie vere è incontrarsi guardandosi negli occhi.