“Blu”, il nuovo singolo di Wren, nome d’arte della cantautrice genovese Giulia Spedicato. Pubblicato su etichetta Digital Noises, ”Blu” è un brano intenso e introspettivo che affronta il tema della ricerca della perfezione, trasformandola in una presenza concreta, affascinante e al tempo stesso pericolosa.
Con il nuovo singolo, Wren conferma la propria identità artistica, fatta di contaminazioni sonore e di una scrittura sincera, capace di trasformare esperienze personali in racconti universali.
Wren, progetto artistico della cantante e autrice genovese Giulia Spedicato, sviluppa il proprio percorso musicale partendo dalla formazione nel teatro e nel musical. Nel corso degli anni si avvicina a linguaggi differenti, dal jazz alla musica elettronica, costruendo uno stile personale che rifugge le definizioni rigide e abbraccia la contaminazione tra generi. La scrittura nasce come esigenza espressiva e strumento per comprendere emozioni e pensieri complessi, con l’obiettivo di condividere attraverso la musica esperienze capaci di risuonare anche negli altri.
Perché hai scelto proprio questo nome? Ha un significato particolare per te?
Ho cercato per mesi un nome senza mai riuscire a trovarne uno. Avevo bisogno di cambiare qualcosa, forse di una nuova identità che mi distaccasse da chi sono ora. Non potevo tenere il mio nome vero, ma allo stesso tempo non riuscivo a trovare nulla da cui mi sentissi rappresentata. Poi, come spesso accade, le cose arrivano quando smetti di cercarle, senza preavviso. La prima cosa che si nota di me è che sono minuta e, ogni volta che inizio a cantare , qualcuno mi domanda da dove io riesca a tirar fuori la voce. “Scricciolo” è il nome che mi è sempre stato affibbiato, e che ho sempre vissuto come un difetto. Poi, improvvisamente, ho iniziato ad accettare quell’appellativo che non avevo mai sopportato molto, ho iniziato a viverlo come una caratteristica distintiva più che come un difetto. Da qui nasce Wren.
Nel brano la perfezione appare seducente ma anche distruttiva: qual è stato il punto di partenza di questa riflessione?
Ho sempre avuto un rapporto difficile con il concetto di perfezione e di cosa possa o debba essere perfetto.. Blu non è la prima canzone che ho scritto ma è stata forse la più spontanea. È nata dopo una giornata importante, in cui tutto doveva essere perfetto, ma non mi sono sentita all’altezza delle mie stesse aspettative e da quel momento mi sono rintanata in me stessa, alimentando sempre di più quel senso di malessere. Ho scoperto che alle altre persone invece, quello che pensavo fosse stato un fallimento, era risultato tutto il contrario. I loro complimenti, però, non riuscivo ad assimilarli, riuscivano solo a farmi ripensare a quel momento e a consolidare le mie convinzioni. Da quel giorno mi è stato davvero chiaro quanto fosse radicato in me questo bisogno di perfezione e quanto in realtà essa sia soggettiva e irraggiungibile.
L’idea di renderla una persona reale è nata per caso. Ho deciso di iniziare a scrivere quello che avevo provato quel giorno e mentre lo facevo, sentivo come una presenza costante accanto a me; qualcuno che mi osservava, che era lì per ricordarmi quanto fossi inadeguata. La canzone descrivere proprio questo rapporto tossico. Lei è seducente, ammaglia con i suoi modi e le sue promesse, e una volta conosciuta e assaporato quello che potrebbe darti, lei ti giudica e sparisce, tu non riesci più a farne a meno e ti senti inadeguata per non essere come lei. C’è molto di autobiografico in questo testo, come un po’ tutto quello che mi sono ritrovata a scrivere finora.
In che modo “Blu” rappresenta un’evoluzione rispetto ai tuoi lavori precedenti?
Ho sempre scritto per necessità, per concretizzare e rendere reali quelli che erano pensieri caotici e poco chiari, ma, prima di produrre il primo pezzo, non avrei mai pensato che le mie riflessioni sarebbero uscite dalle pagine che riempivo. Blu è il mio primo singolo uscito, ma non è la prima canzone che ho scritto perché è forse quella a cui sono più legata. Rispetto ad altri pezzi, in Blu ritrovo più sicurezza e consapevolezza; è stata la prima canzone che è uscita in modo davvero spontaneo, come se le parole già esistesse da qualche parte ed io dovessi solo imprimerle su un foglio. È diversa dalle altre canzoni scritte precedentemente, sia rispetto al mio approccio alla scrittura – che da quel momento è cambiato – sia rispetto alla direzione che voglio prendere in un futuro.
Cosa racconta questo singolo del momento che stai vivendo come artista e come persona?
C’è stato un momento in cui ho dovuto mettere in pausa la mia vita perché mi sono ritrovata a chiedere troppo a me stessa. Correvo e poi arrancavo per raggiungere un traguardo che, benché non impossibile da raggiungere, a me appariva sempre troppo lontano. Le aspettative su me stessa continuavano a crescere e, non riuscendo a fare tutto esattamente come avrei voluto, alla fine ne uscivo distrutta. La verità è che niente poteva essere perfetto come lo avrei voluto, che ci sarebbe sempre stato qualcosa fuori posto, che mi avrebbe fatto storcere il naso o di cui mi sarei lamentata. Volevo la perfezione ma allo stesso tempo ne avevo paura, perché se tutto fosse stato perfetto non avrei più avuto uno standard da raggiungere.
Può sembrare banale, ma la musica mi ha aiutata a scappare dai miei problemi fino a quando non ha iniziato ad essere una terapia per affrontarli. Iniziare a scrivere mi ha dato un nuovo approccio e una nuova visione delle cose. Blu racconta di questo, del mio rapporto ossessivo con la perfezione. Scrivere “Blu” mi ha aiutata, e mi sta aiutando tutt’ora, ad affrontare il duro compito di crescere; mi ha portata a concretizzare quelli che erano sentimenti confusi e mi ricorda che se seguo la perfezione mi farò più male che altro. Questo non significa che si debba rinunciare ad avere aspirazioni o obbiettivi, ma che, alla fine, la perfezione è un concetto così labile e pieno di sfaccettature e che ci porta a vedere le cose in modo distorto. Quante volte succede di guardarsi allo specchio e trovarsi brutti, per poi ricevere poco dopo i complimenti delle persone che si incontrano; o di fissarsi su un piccolo errore per scoprire che le altre persone non lo hanno minimamente notato? O quante volte pensiamo che qualcosa sia perfetto per poi guardarlo meglio e renderci conto che alla fine non lo era affatto, ma non di meno ci ha trasmesso vibrazioni positive. Blu è la perfezione che mai potrò raggiungere e sto imparando che, in fin dei conti, va bene così. Spero davvero che in qualche modo quello che faccio nel mio piccolo possa aiutare anche qualcun altro ad apprezzarsi.
C’è un filo conduttore che lega “Blu” agli altri tuoi brani?
Si in parte c’è, perché tutti i brani vengono da miei trascorsi personali, da cose che mi sono successe e che mi ritrovo ad affrontare nella vita di tutti i giorni. Tutti i brani parlano di un momento di crescita, di questo difficile e confuso periodo che rappresentano i vent’anni.
Quanto è importante per te mantenere una scrittura così personale e introspettiva?
Penso che parlare di qualcosa di personale, qualcosa che sento nel profondo, riesca a far emergere meglio le intenzioni e i sentimenti che voglio trasmettere, quindi i miei testi continueranno a parlare di momenti e situazioni che sono in grado di toccarmi profondamente. In questo momento, però, sono ancora alla ricerca di quello che può essere un mio stile. Sono per natura una persona molto introspettiva, ma sono molto aperta al cambiamento e alla ricerca di cose nuove e difficilmente tendo ad ad identificarmi in un unica cosa. Amo sperimentare anche per scappare dalla monotonia, quindi sono curiosa di cosa riserva il futuro.
Quali nuove sfumature di Wren scoprirà il pubblico attraverso questa canzone?
Blu è la canzone con cui mi sto presentando, ed è stato difficile capire con cosa cominciare. Alla fine le prime impressioni non sono tutto, ma sono consapevole della loro importanza. Spero che le persone vedano e sentano quello che può esserci dentro e dietro alle canzoni. Mi fa ancora strano che qualcun altro possa in qualche modo ascoltare i miei pensieri, dai miei brani però si può sicuramente capire questo, un trascorso, delle esperienze vissute. Le mie sfumature non le conosco bene neanche io, le sto ancora scoprendo in qualche modo, quindi per ora lascerò alla persone dare un proprio significato alla mia musica e anche alla mia persona.





