Vago

Vago e la memoria di “Non mi dire”: tra gestazione emotiva, suono errante e architetture acustiche

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Il cantautore Vago, nome d’arte di Marco Fontana, pubblica il nuovo singolo “Non mi dire”: il brano apre una fase creativa in cui la scrittura traduce un’urgenza espressiva immediata e si costruisce come processo dilatato nel tempo, attraversato da sospensioni, ritorni e rielaborazioni successive. 

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Il brano, inserito nel percorso che porterà all’EP Balordi Mari, si presenta come il risultato di una sedimentazione più che di una genesi lineare, in cui la distanza temporale tra idea e forma finale diventa parte integrante dell’opera stessa.

All’interno di questo quadro, la dimensione della “gestazione” assume un significato peculiare: non tanto un blocco creativo in senso stretto, quanto una coesistenza tra il pezzo e una fase personale di distacco dalla musica. 

Il brano resta infatti in una sorta di stato latente, accanto a una fase biografica dell’artista, fino al momento in cui si ricompone la possibilità di una sua emersione. Questo passaggio segna una trasformazione non solo del materiale sonoro, ma anche del rapporto tra autore e scrittura, che viene riconsiderato dopo una presa di distanza radicale.

“Non mi dire” nasce da una lunga gestazione: cosa ha bloccato o sbloccato il brano?
La gestazione in sé non è stata poi così lunga, diciamo che il pezzo è stato in un cassetto per tanto tempo a fianco a una parte di me. Ho sentito il bisogno di distaccarmi del tutto dalla musica per poi dargli una forma differente. Questo brano è arrivato poco prima di questa decisione ma era lì che mi chiamava e finalmente sono riuscito a sentirlo.

Tempi e luoghi diversi di composizione e registrazione hanno avuto un impatto sul suono finale?
La registrazione errante è sempre stata una caratteristica delle mie produzioni. Qualunque luogo ha dato il suo piccolo o grande contributo a quello che è il suono finale. Quando sento qualcosa in un pezzo vado in cerca dell’alchimia che serve per far sì che le cose suonino in un certo modo. A volte è buona la prima, altre arrivo a scartare il pezzo. “Non mi dire” è il risultato di una struttura chiara fin dall’inizio ma che ha avuto bisogno del suo tempo per fiorire.

La costruzione sonora del brano si fonda inoltre su un asse acustico centrale, in cui la chitarra assume un ruolo strutturale e non semplicemente accompagnatorio. L’arrangiamento si sviluppa come un crescendo progressivo, nel quale gli elementi si inseriscono gradualmente, instaurando un dialogo con una linea melodica che trova nella componente acustica il proprio punto di origine e stabilità.

Quanto è importante la chitarra acustica nella costruzione del pezzo?
L’arrangiamento del brano è un crescendo dove piano piano gli strumenti si intrufolano e dialogano con la melodia che si appoggia fin dall’inizio sulla chitarra. È lo strumento che porta avanti il pezzo ed è quello con cui è nato.

Un ruolo centrale nella definizione dell’identità sonora dell’EP è attribuito alla produzione, affidata a Paolo Mauri, figura descritta come determinante nel processo di coesione tra i diversi materiali musicali. Il lavoro di produzione viene interpretato come un intervento di tessitura, capace di ricondurre canzoni eterogenee all’interno di un unico paesaggio sonoro coerente, in cui il legame tra i brani diventa elemento fondante.

Che ruolo ha la produzione di Paolo Mauri nel definire l’identità sonora?
Paolo ha avuto un ruolo fondamentale in tutti i pezzi dell’EP che uscirà a giugno. Ha avuto la maestria di prendere una manciata di canzoni e metterle all’interno del mondo sonoro che ha immaginato per loro. Balordi Mari è un disco creato da legami: quello con i musicisti che suonano con me da sempre, quello tra le canzoni che hanno il mare in comune e quello con Paolo. Una persona speciale e un artigiano in quello che fa.

Il singolo si configura infine come una chiave di accesso all’intero progetto, anticipandone la grammatica sonora e tematica. La struttura musicale, basata su stratificazioni, arpeggi acustici e deviazioni improvvise, introduce un ambiente narrativo che si estende all’intero EP, costruito come un percorso di riflessioni intime in cui i temi dell’amore, del confronto e dell’addio si intrecciano senza una direzione univoca.

Il singolo è rappresentativo dell’intero EP o ne mostra solo una parte?
Assolutamente sì. È il punto di partenza di un piccolo viaggio fatto di riflessioni intime sui sentimenti dove questa tappa ha a che fare con l’amore, il confronto, la protezione e l’addio. Apre il mondo musicale dell’EP fatto di stratificazioni, arpeggi acustici e svolte impreviste, ed è una finestra sul mio modo di raccontare le cose.