A volte la musica migliore non ha bisogno di rincorrere il presente: lo attraversa con calma, lasciando che siano le canzoni a parlare. È il caso di Riki Cellini, cantautore attivo da oltre trent’anni tra radio, televisione e live, appena tornato con “L’estate tutto l’anno”, un disco che alterna brani inediti e riletture della grande tradizione italiana. Un lavoro personale, elegante e ricco di sfumature, capace di muoversi tra pop, jazz e soul mantenendo sempre uno sguardo autentico sulla musica e sul tempo. Noi di Diffusioni Musicali lo abbiamo intervistato per parlare del nuovo album, del suo percorso artistico e del rapporto con le canzoni che hanno attraversato la sua vita.
Ciao Riki, benvenuto. In “L’estate tutto l’anno” alterni inediti e riletture: che dialogo volevi creare tra ciò che nasce oggi e ciò che arriva dalla tradizione?
Innanzitutto, grazie! Il dialogo tra i miei inediti e le riletture di alcuni dei grandi classici della tradizione italiana è un dialogo affettivo, emotivo ma anche una intenzione e una volontà di riscoprire la forza di quelle canzoni senza tempo, capaci di unire generazioni differenti. Mi sono portato nel disco quei brani che ascolto da sempre e che, in qualche maniera, diventano un po’ come tuoi. Quelle canzoni che, dopo una sola nota, riconosci e canti senza neppure ricordare quando le hai imparate.
Le tue versioni di brani molto noti sembrano andare in direzione opposta rispetto all’originale, più intime e sottrattive: è un modo per avvicinarti di più al testo?
Esatto! In questo lavoro mi interessava “scavare” nella parola, evidenziandone il suono, il significato, le fragilità. Fare una copia di un evergreen sarebbe stato indubbiamente un esercizio di stile, bello, ma che non spinge sull’emotività. Ho voluto invece dialogarci con queste canzoni, senza mai imitarle e in alcuni casi capovolgendole emotivamente. L’ho fatto con grande rispetto per la musica, mettendoci dentro tutta la mia passione, il mio amore.
Dopo oltre trent’anni di carriera, che rapporto hai oggi con il tempo nella musica? È cambiato il modo in cui scegli cosa raccontare?
Mi piace attraversarlo il tempo e non rincorrerlo. Credo di abitare una frequenza diversa in questo panorama musicale dove tutto invecchia ancora prima di diventare tendenza e le mode non le inseguo, nella musica come nella vita privata. Sono un artigiano e racconto me stesso con le opportunità e con i mezzi che ho a disposizione, senza trucco, senza inganno! Certo, c’è una linea temporale nei miei racconti. Se a vent’anni cantavo “schiodiamo”, e già ero bello avanti (ride), oggi canto “mentre tutto cade giù come l’America” o racconto i social, a modo mio e con quel sarcasmo che accompagna molte delle mie canzoni. Il brano in questione, incluso nel precedente album, è “Giovani registi” con il quale ho avuto il piacere di collaborare con okgiorgio che ne ha curato l’arrangiamento.

“L’amore domani” pone una domanda semplice ma centrale: secondo te oggi siamo più disillusi o semplicemente più consapevoli quando parliamo d’amore?
Mi piacerebbe risponderti che siamo più consapevoli ma lo scenario intorno a noi, in questo preciso momento storico, non mi pare uno dei più rassicuranti. Di amore, di rispetto per la vita e le persone, per gli animali e la terra che abitiamo non se ne parla mai abbastanza. Abbiamo perso il senso dell’equilibrio, della bellezza per le piccole cose che possono renderci speciali. “L’amore domani” vuole essere un invito anche alla riscoperta di tutto questo. Quando c’è amore, in qualsiasi forma, c’è sempre una vita e una consapevolezza migliore.
Nel disco si percepisce una forte libertà stilistica, dal jazz al pop fino al soul: è una scelta istintiva o una direzione costruita nel tempo?
È una scelta istintiva finalizzata nel tempo! Mi è sempre piaciuto esplorare territori diversi, mettermi a confronto, cambiare pelle. Credo sia importante in tutti i settori. Le contaminazioni per me sono vitali e me le sono portate nella mia musica, rimanendo fedele a me stesso. Non è un caso la pubblicazione, ad album già uscito, del singolo “L’amore domani” con inclusa una seconda traccia. Io e Valerio Baggio, mio storico produttore artistico e musicista sia in studio che nei live, cercavamo una apertura per i concerti ed è venuta fuori una “Ouverture” ovvero un’orchestrazione sul tema del singolo. Ci ha entusiasmato così tanto da volerla comunque pubblicare nonostante l’album fosse già fuori.
Guardando al tuo percorso, fatto di continuità più che di picchi, senti di aver trovato oggi una forma più autentica di espressione rispetto agli inizi?
Sicuramente rispetto agli inizi è cambiato il mio modo di rapportarmi alla musica, alle produzioni ma anche alle aspettative. Sono cambiato io, sono cresciuto e la maturità si riflette in quello che racconto, nel mio modo di costruire. Da giovanissimo non avrei mai potuto pensare a un album come “L’estate tutto l’anno”. Dentro questo disco c’è una contaminazione tra linguaggi e memoria musicale. Una traiettoria emotiva costruita con costanza che mi ha porato ad essere quello che sono oggi: libero!




