Salvo Lupo

Salvo Lupo si racconta: «Vi spiego come è nata “Testa rutta”, la mia canzone per Felicia Bartolotta»

“Testa rutta”, il primo singolo di Salvo Lupo, nasce dall’urgenza di onorare una figura di grande importanza per la memoria civica: quella di Felicia Bartolotta. Attraverso il siciliano, lingua scelta per restituire verità emotiva e radici, il cantautore costruisce un racconto intenso e partecipato, frutto di letture, interviste e di un lungo lavoro di immedesimazione. 

Al centro del brano c’è il coraggio di una donna capace di trasformare il dolore per la perdita del figlio, l’attivista Peppino Impastato, tragicamente ucciso dalla mafia nel 1978, in una ricerca ostinata di giustizia, senza mai cedere all’odio. 

Con una produzione essenziale e delicata, “Testa rutta” segna l’inizio di un percorso personale e artistico che, in vista dell’EP “Cu avi lingua passa u mari”, mette già a fuoco una scrittura libera e profondamente autentica.

Salvo Lupo

Cosa ha fatto scattare in te la necessità di scrivere “Testa rutta”?

Qualche anno fa ho iniziato a leggere dei libri su Peppino Impastato per approfondire la sua figura. Inevitabilmente mi sono imbattuto nella figura di Felicia Bartolotta, la madre di Peppino; il suo coraggio e la sua determinazione mi hanno affascinato e spiazzato.

Come hai costruito il punto di vista narrativo del brano?

È stato un processo lungo, ho letto libri e guardato interviste. L’idea era quella di provare ad immedesimarsi nello stato d’animo di Felicia Bartolotta e allo stesso tempo raccontare la sua storia.

Cosa ti ha colpito di più della figura di Felicia Bartolotta durante il processo di scrittura?

Mi ha colpito come questa donna non si lascia spezzare dalle regole della società in cui vive, resiste cercando di affermare la sua volontà. Alla morte del figlio, trasforma il suo dolore, in qualche modo, in pratica antimafia. In lei non c’era vendetta né odio ma solo desiderio di giustizia. 

Il tuo percorso musicale parte da esperienze di band. Cosa cambia nel passaggio a un progetto solista così personale?

In realtà la band si è ristretta, con me c’è sempre il mio produttore Oscar Mapelli, che mi dà una mano sia nei live che in fase di arrangiamento. Non essendoci tanti componenti, ho sicuramente maggiore libertà durante la fase di scrittura, ma anche maggiori responsabilità e quindi più paranoie.

Che tipo di ascoltatore immagini per questa canzone?

Mi auguro che possa arrivare ad un pubblico che abbia voglia di immedesimarsi e prendersi il tempo di ascoltare. Non essendo in italiano, il testo è meno immediato. Spero però che arrivi in qualche modo lo stato d’animo che il brano vorrebbe trasmettere.

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Roberto

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Creando Diffusioni Musicali, ho voluto dare vita a uno spazio dove le nuove voci potessero farsi sentire.
Ascoltare i giovani talenti è sempre una grande fonte di ispirazione!

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