IMG

Samuele CYMA: tra l’intensità del suono e la fragilità dell’aura

Producer, songwriter e sound artist romano con una solida formazione in chitarra jazz presso il Conservatorio Saint Louis, Samuele CYMA torna sulla scena il 27 marzo 2026 con il nuovo singolo “Dissolvimi”. Il brano, rilasciato per PLUMA Dischi, segna un’evoluzione significativa nel suo percorso: un vortice sonoro a 140 BPM dove il minimalismo dei synth si scontra con la potenza fisica del post-rock e del noise.

In questa conversazione per Diffusioni Musicali, Samuele ci apre le porte del suo mondo interiore, raccontando il legame viscerale con la scena artistica di Roma e quel processo creativo, quasi inconscio, che lo porta a manipolare il suono fino a renderlo un mezzo per interpretare la realtà. Tra riflessioni sull’incoerenza stilistica come valore e l’analisi della “fragilità dell’aura” che permea i suoi testi, l’artista ci guida alla scoperta di un progetto che sfida costantemente il confine tra la forma canzone e la libertà dell’astrazione sonora.

Il tuo percorso è iniziato con il pianoforte e la batteria da bambino, per poi passare alla chitarra elettrica e ai software di produzione: qual è stato il momento esatto in cui hai capito che la musica non era solo uno studio, ma il tuo mezzo per interpretare la realtà?
Forse negli anni del liceo, a 16-17 anni, ho iniziato a scrivere seriamente le mie cose e ho capito che probabilmente quella era la mia principale ragione di esistere. Probabilmente l’interpretazione della realtà per me è molto inconscia: penso di sfogare nella musica molto di quello che ho dentro, ma sinceramente non me ne rendo neanche conto.

Sei un producer e sound artist basato a Roma: che rapporto hai con la scena musicale della tua città? Ti senti parte di una comunità artistica o preferisci la dimensione solitaria e introspettiva del tuo studio?
A me Roma piace moltissimo: soprattutto negli ultimi anni la sento molto più viva e vera, soprattutto nelle piccole realtà. Ovviamente è un formicaio, è dispersiva e a volte non si riesce bene a comunicare tra le varie scene; ma sento che la città sta vivendo un bel periodo, artisticamente parlando.

Se dovessi descrivere “Dissolvimi” con tre parole, magari attingendo al linguaggio del sound design o delle emozioni, quali sceglieresti?
Wow! non sono così bravo con le parole ahahah. T direi “intensità”, “dinamica”, “vortice”.

I tuoi testi si muovono tra l’ermetismo e la preghiera: c’è una frase o un’immagine di questo nuovo brano a cui sei particolarmente legato perché riassume il concetto di “aura” fragile di cui parli?
quell’Aura in realtà è molto presente e impossibile da gestire, per cui possiamo solo guardare spaventati e ammirati. a me piace molto la primissima frase: “la guardo come seta”, non so bene perché, è uscita senza pensarci e mi piace un sacco l’immagine.

Dalle prime produzioni su Cubase nel 2012 ai brani più “aggressivi” di oggi: ti capita mai di riascoltare le tue vecchie canzoni? Che effetto ti fa ritrovare quel Samuele più “delicato e ambient” degli inizi?
Oddio, quelle vecchie non le ascolto mai; ogni tanto mi è ricapitato di ascoltarle e mi viene da ridere. Invece alcune cose del 2018-2020 mi piacciono ancora, dai. Penso sia tutto un bel casino senza una direzione chiara, però col tempo ho iniziato ad apprezzare anche questa ‘incoerenza’ tra i miei dischi.

Il tuo viaggio musicale sembra puntare verso una sintesi tra canzoni acustiche e produzioni astratte: guardando al futuro, dove pensi che ti porterà questa sfida di far coesistere mondi così opposti?
In futuro credo che proverò ancora di più a far coesistere questi due mondi: non tanto l’acustico e l’elettronico, ma la canzone e la forma libera estemporanea. Non lo so, vediamo che succede.