Devo dire il vero: la progressione melodica di “Ma come prima”, brano che apre l’ascolto di questo disco, è praticamente perfetta con la timbrica di Lara Letizia, artista e figlia d’arte che oggi riscopre e rivive in nuove soluzioni brani scritti dal padre, dagli anni ’60 ad oggi…

Questa voce ampiamente “obesa” di medie frequenze, quasi ovattata che però soffre moltissimo quando nei mix il suono cerca dinamiche decisamente importanti… quasi sparisce l’intelligibilità e questo trovo che sia un peccato oltre che un neo di produzione che tecnicamente andava gestito diversamente… sempre secondo me, si intenda. Sono 8 i brani che la Letizia ripercorre, un suono compatto forse troppo “digitale”, lunghi riverberi di rullante come nell’ingresso di “Ora che potrei partire” a sancire un legame indissolubile con gli anni ’80 e ’90… brano questo che tra l’altro sfoggia anche belle tinte di funk che avrei visto bene amplificate maggiormente. Bellissimo il suono di fretless che troviamo dentro “Ricordi”, ballata delicatissima che in fondo, dentro un disco come questo, penso di poterla erigere a manifesto: il senso di delicatezza della vita, del tempo, delle assenze… e di base, nonostante queste digressioni acustiche, quel contorno di blues non manca mai nella sua interpretazione vocale. Diverso il suono e il mix dentro “Io sola sarò”: e qui davvero avrei evitato una seziona di drumming così “plastificata”… e il funky torna poderoso dentro “Inevitabile” tanto che qui la firma di Nile Rodgers ci sarebbe stata alla grande… oltremodo espressiva e calzante la sua voce che qui credo trovi la sua vera e potente zona di confort.
Non mancano future di Jazz in questo disco: si chiude l’ascolto con “Raccontami la tua storia questa sera”… particolare e senza apparenti ragioni questo autotune che modula con severità le volute della voce. Dove classicismi di stile incontrano forse prove tecniche di futuro? Un po’ com’è accaduto nel video ufficiale di “Ma come prima” che in fondo la nostra ha demandato tutto all’A.I. un mestiere artigiano che poteva portare a casa con ben altri risultati. Non saprei come leggerlo… “Odòs” è un disco di memoria, di celebrazioni e di una storia (famigliare) che ritrova nuovi percorsi e nuove voci… l’eredità di un padre…








