L'archipel des ombres

Abitare le ombre: dentro la fragilità creativa di Saddier, in “L’archipel des ombres”

In L’archipel des ombres, Thomas Simon Saddier sembra non avere paura di esporsi. La sua musica diventa uno spazio vulnerabile, dove l’identità si costruisce tra crepe e silenzi. In questa conversazione, entriamo nella dimensione più fragile e autentica del suo processo creativo.

Ciao. Hai mai avuto paura di dire troppo attraverso la tua musica?
Ciao a voi. Penso che non si debba avere paura di parlare troppo di sé nelle proprie canzoni. Più si parla di cose intime, più il pubblico può capirti e identificarsi in te.

C’è una verità personale che hai scoperto solo dopo aver scritto questo album?
Che non potrei più fare a meno di un’orchestra per fare musica. Tornare alla chitarra o a qualcosa di più folk sarebbe terribilmente difficile.

Quando componi, ti senti più in controllo o piuttosto in balia delle emozioni?
Direi che non ho alcun controllo su ciò che scrivo, così come su ciò che compongo. Penso che l’arte sia ejaculativa, deve uscire tutta d’un colpo.

Quanto è importante per te il concetto di “fragilità” nell’arte?
Ogni artista è fragile. La natura di chi fa arte è vivere attraverso questa fragilità. Gli artisti felici, non credo che esistano.

Scrivere è mai stato un modo per proteggerti da qualcosa?
Forse dalla depressione. Mi piace l’aspetto psicoanalitico della scrittura, ma lo trovo di più quando scrivo romanzi. Quando scrivo canzoni, non cerco davvero di proteggermi, ma piuttosto di mettermi a nudo, di spiegare qualcosa di inspiegabile. Non c’è quindi bisogno di protezione.

C’è un momento della tua vita che continui a rielaborare attraverso la musica?
Forse l’infanzia, oppure il viaggio. Sono due cose difficili da cancellare.

Ti capita di riascoltare i tuoi brani e di sentirli come qualcosa di distante da te?
Non sono mai soddisfatto di ciò che faccio, un po’ come tutti i musicisti. Evito il più possibile di ascoltare le mie canzoni perché inevitabilmente resto deluso.

Che rapporto hai con il fallimento, sia umano che artistico?
La mia vita è un fallimento completo, sia dal punto di vista umano che musicale. Cerco di sopravvivere e di sperare.

Se la tua musica fosse uno spazio fisico, che luogo sarebbe?
Non so bene cosa rispondere, non sono un grande esperto di architettura. Direi però un tempio greco o una vecchia chiesa in Italia, un luogo carico di storia e di segreti.