
“Sister Gone” dei Fujiiro è un brano che si muove tra introspezione e slancio, costruito come un’invocazione rivolta a una figura femminile indefinita, sospesa tra realtà e immaginazione. Tra atmosfere ipnotiche, richiami new wave e stratificazioni sonore, la canzone evita strutture pop convenzionali per svilupparsi in modo libero e dinamico.
In questa intervista per Diffusioni Musicali, la band racconta la genesi del pezzo, tra istinto creativo, accumulo sonoro e il bisogno di trasformare l’assenza in una forma di resistenza emotiva.
“Sister Gone” sembra rifiutare qualsiasi forma pop convenzionale: quanto è stata una scelta consapevole andare contro una struttura più immediata?
Ci viene spontaneo, purtroppo (o per fortuna)! Tutto il nostro disco fa assaggiare momenti “pop” sparsi in qua e là, ma non ci sono strutture immediate.
L’idea della “preghiera” qui è tutt’altro che rassicurante: è più un atto di bisogno o di resistenza?
Forse della preghiera, la canzone, ha più la forma e l’estetica che la sostanza. Non c’è un vero tema spirituale in senso stretto; in effetti ci viene meglio associare il testo ad un’invocazione, che si sposta dal richiamo ad una sorta di musa ad un linguaggio più romantico e consolatorio. In un certo senso è una resistenza rispetto ai tempi bui che corrono, barricandosi in una qualche forma di speranza e, forse, di ricordo.
La figura evocata resta sfuggente: vi interessa raccontare o piuttosto destabilizzare chi ascolta?
Destabilizzare il racconto.
Il brano cambia pelle più volte: lavorate per sottrazione o per accumulo quando costruite un pezzo così stratificato?
Come dicevamo prima, in qualche modo questo disco è stato più un accumulo che una sottrazione, per fortuna (o purtroppo). Forse è proprio per questo che nel brano si invoca, al contrario, una figura assente e “sottratta”.
Quanto c’è di istinto e quanto di controllo nella vostra scrittura?
L’istinto è nel primo germe creativo e nella curiosità, ed è il momento fondamentale. Il controllo subentra quando bisogna mettere un punto finale alla creazione di un brano, altrimenti potremmo andare avanti tranquillamente all’infinito.




