Gabbo: “Paint It, Black” come espressione del presente

Gabbo

Gabbo rilegge “Paint It, Black” dei Rolling Stones trasformando il celebre classico in una versione personale e contemporanea. All’interno del progetto Gabbass, l’artista sposta il focus dalla tensione rock a una dimensione più armonica e stratificata, dove Nu Jazz, Funk e Hip Hop si intrecciano in un linguaggio ibrido.

Al centro della rilettura c’è il basso elettrico, che diventa elemento narrativo e identitario, capace di guidare l’intero brano. Un lavoro che nasce dal rispetto per l’originale, ma anche dall’esigenza di esprimere il proprio stato d’animo e il contesto attuale.

Ne parliamo con lui nell’intervista che segue.

La tua versione di “Paint It, Black” sembra spostare il baricentro dalla tensione rock a una dimensione più stratificata e armonica: cosa hai voluto mettere davvero in discussione dell’originale?

Mettere in discussione dell’originale?

Beh, non potrei mai, per quanto amo la musica, mettere in discussione uno dei brani più belli della storia della musica! Reputo la versione originale innovativa per l’epoca e un vero capolavoro, che ammiro tanto. Ho semplicemente, con molto molto e ripeto molto rispetto, creato un arrangiamento, una dedica piena di rispetto. E grazie ad esso, ho esternato il mio stato d’animo, influenzato da ciò che viviamo a livello globale in questo periodo, utilizzando la splendida

melodia di questo brano, visto che rappresentava appunto un periodo buio.

Nel progetto Gabbass lavori sulla riscrittura di brani iconici: dove si colloca il confine tra reinterpretazione e ri-autorialità?

Sinceramente non mi pongo questo tipo di domande, creare nuovi arrangiamenti di brani spesso iconici è un qualcosa di usuale nella musica. Quanti brani abbiamo ascoltato reinterpretati da altri artisti? Ecco, per come la vedo io, è sinonimo di ammirazione verso quel brano e quegli artisti che vengono reinterpretati. Nel mio caso, amo tutti i brani nelle versioni originali che ho reinterpretato, hanno contribuito a farmi innamorare della musica e ribadisco dietro le mie versioni c’è sempre ammirazione e rispetto e mai un mettere in discussione la versione originale assolutamente, anzi mi fa piacere che con queste domande posso, in modo molto diretto ed esplicito, spiegare questa cosa.

Il basso diventa elemento narrativo: è una scelta estetica o una presa di posizione sul ruolo dello strumento nella musica contemporanea?

Il basso, per quanto mi riguarda, è la mia vita, è il modo per me più intimo di comunicare, tutto qui. Reputo “lui” il protagonista, l’artista dei miei progetti solisti.

Quanto pesa oggi, nel tuo processo creativo, il contesto globale che citi nel brano?

Pesa il giusto, ognuno di noi, in particolare ognuno di noi musicisti, suona ciò che è e se ciò che viviamo ci rende tristi, visti gli avvenimenti mondiali, vuoi o non vuoi esce. E come dicevo prima, proprio grazie al grande regalo fatto con Paint it, Black dei Rolling Stones ho esternato il mio stato d’animo attuale.

Se questa traccia fosse un passaggio di un discorso più ampio, quale sarebbe il capitolo successivo?

Sarà l’espressione del mio nuovo stato d’animo e siccome questo è stato guidato da tutto ciò che viviamo, spero che questo mi porti a qualcosa di positivo, perché credo che tutti noi ne abbiamo bisogno.