
C’è qualcosa di magico quando il rigore filologico incontra la passione viscerale. Emir Trerè, chitarrista e leader del trio bolognese Emir & His Band, ha dedicato anni a scavare nelle radici della musica americana, viaggiando tra Nashville, il Texas e la California per carpirne i segreti più profondi. Se con il precedente lavoro in studio, Electric Honky Tonk, la band aveva dimostrato di saper maneggiare la materia con una pulizia da studio RCA, è con questo nuovo “LIVE!” che le maschere cadono e l’anima del gruppo esplode in tutta la sua potenza.

Registrato durante l’intenso tour estivo del 2025 tra l’Italia e il Nord Europa, l’album si presenta come un’antologia vibrante di 15 tracce che rifuggono ogni artificio tecnologico. Il disco si apre con “Shuck ‘n’ Jive”, uno strumentale firmato da Chris Casello che funge da perfetto manifesto programmatico: un concentrato di Funky, Surf e Blues dove la Telecaster ruggisce con un twang riverberato che evoca immediatamente l’ombra di Stevie Ray Vaughan. È una dichiarazione d’intenti che spazza via ogni dubbio sulla capacità del trio di competere con i colleghi d’oltreoceano.
Ma è nel cuore del disco che si respira la vera polvere delle strade americane. “Tennessee Saturday Night” non è solo un omaggio a Red Foley, ma una vera e propria macchina del tempo che ci riporta sul palco del Grand Ole Opry di Nashville. Qui il confine tra Blues, Boogie Woogie e Swing si dissolve, lasciando spazio a uno shuffle serrato e incalzante dove la chitarra Bigsby di Grady Martin sembra rivivere sotto le dita di Emir.

L’autoproduzione curata dai membri stessi del gruppo garantisce quella fedeltà sonora che spesso i grandi studi tendono a levigare troppo. Emir & His Band non cercano di modernizzare a tutti i costi: preferiscono “mettersi al servizio della musica”, trasformando la materia dei classici in materia viva. “LIVE!” è un disco per chi ama i suoni diretti, per chi sa che il Rock’n’Roll non è un genere da museo, ma un corpo che ha bisogno di sudore e palchi per continuare a respirare. Un’uscita necessaria che conferma il trio bolognese come punto di riferimento assoluto per gli amanti della tradizione sonora a stelle e strisce.


