SALVARIO

Salvario: eccolo “Fragili meravigliose città”

Parlando di solitudini e di incontri. Di trovarsi oltre quella schiera di “numeri primi” che ormai siamo diventati tutti. “Fragili Meravigliose Città” è il nuovo disco di Salvario che troviamo anche in vinile… ponti, tra il tempo analogico degli uomini e quello “intelligente” delle macchine del futuro. Esistono forse ombre e troppo rimandi a cose conosciute, forse è il suono e la canzone ad avere importanza e non più l’identità dell’uomo in carne ed ossa. È un disco in bilico, sospeso, affascinante nella sua sintesi…

COVER SALVARIO

Esiste un limite tra la solitudine e l’incontro? Mi spiego meglio: questo disco parla di solitudini o di incontri?
Più che un limite, direi che esiste un ponte. È un lavoro che mette insieme entrambe le dimensioni fin dalla genesi: amo la solitudine della composizione, quel momento in cui cerco l’incastro perfetto tra testo e melodia per creare l’atmosfera che ho in testa. E poi c’è il ‘risveglio’: quando affido il brano ad altri musicisti o produttori per trovare insieme l’abito più adatto. Lo definirei un disco di solitudine proattiva: un isolamento che sente la necessità vitale di dialogare con l’altro, perché senza condivisione siamo il nulla. Riflette esattamente il mio percorso degli ultimi anni: una pausa dalla musica vissuta con la consapevolezza del ritorno, in cui ho esplorato la fragilità del perdersi e la meraviglia del ritrovarsi.

Siamo “Satelliti” che non si incontrano mai? Oppure siamo costretti e indottrinati alla distanza?
Siamo satelliti che si incontrano, si scontrano, si perdono e, a volte, miracolosamente si ritrovano. La città e i suoi ritmi enfatizzano questo movimento: siamo costretti a correre da un punto all’altro inseguendo scadenze e ambizioni, facendoci sentire spesso isolati nella folla. Credo fortemente che l’arte e l’amore siano gli unici veri antidoti alla distanza, capaci di dare valore e senso ai rapporti umani. Mentre il mondo sembra accorciare le distanze solo per logiche di profitto, dove l’empatia è considerata buona solo se monetizzabile, io continuo a scommettere sulla buona sorte delle persone e sulla capacità di restare umani.

E comunque questo brano, “Satelliti” si staglia tantissimo dal resto del disco… è proprio un altro disco questo… cosa ne pensi?
Capisco bene la tua sensazione: degli otto brani, ‘Satelliti’ è stato l’ultimo che ho scritto. È il più fresco, e forse per questo si avverte una piccola differenza rispetto al resto. È nato dalla collaborazione con Eugenio Rodondi, un cantautore che stimo moltissimo e che considero un paroliere eccezionale; mi piace pensare che questo pezzo sia stato l’ultimo slancio verso una modalità nuova, una direzione che probabilmente esplorerò in futuro. Nonostante questa sua unicità, l’ho scelto perché ne sentivo la forza di sintesi: c’è l’ambientazione urbana, l’atmosfera da fine anno e un lavoro di squadra che coinvolge anche il produttore Andrea De Carlo, il batterista Filippo Cornaglia e la cantautrice Irene Buselli, che ha regalato al brano un’interpretazione elegante. Incarna perfettamente lo spirito di apertura con cui ho vissuto l’intera scrittura.

L’elettronica ripesca tantissimo lo scenario indie-pop di qualche anno fa e che comunque continua ad essere uno stilema portante. Ispirazioni?
La presenza dell’elettronica — che rimane comunque dosata rispetto alla mia attitudine più acustica — è dovuta soprattutto alla scelta dei produttori con cui ho collaborato. Diversamente dal passato, quando avevo una band con cui arrangiavo i pezzi prima di entrare in studio, stavolta il lavoro è partito da provini chitarra-voce, passati poi direttamente nelle mani dei produttori, che hanno avuto più spazio per cucire addosso ai brani un vestito vicino alle loro influenze. Le mie ispirazioni rimangono radicate nella scena indie e nel cantautorato italiano. Se dovessi fare dei nomi, citerei la poetica di Benvegnù e la malinconia di Carboni; guardando all’estero, invece, dico Damon Albarn: di lui amo profondamente l’eclettismo e ogni sua singola evoluzione.

Un video per queste fragili e meravigliose città di Salvario?
Sarebbe bellissimo, ma al momento non è in cantiere. Essendo un’autoproduzione bisogna inevitabilmente fare i conti con le risorse e fare delle scelte. Per ora sto puntando tutto sui reel e su mini-contenuti video: cerco di stare al passo con i tempi, anche se il mio richiamo interiore resta sempre quello della ‘generazione MTV’. Mi adatto ai nuovi formati cercando di non perdere la qualità del racconto. Per adesso la direzione è questa, poi vedremo cosa succederà più avanti.

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