Giuseppe Fresta, docente di filosofia e storia, traspone la sua ricerca intellettuale in musica. “Luci bianche nella nebbia” è una dichiarazione poetica sulla necessità di non perdersi e sul valore della presenza autentica.

È un piacere averti qui, Giuseppe. Il titolo del brano evoca un’immagine di smarrimento e speranza. In che modo la tua formazione ha influenzato la scelta della “nebbia” come metafora delle incertezze umane?
Ringrazio sentitamente per le gentili parole nei miei confronti e confesso di provare piacere anche io di trovarmi qui e rispondere alle vostre domande.
La parola nebbia è sinonimo di scarsa visibilità e rinvia metaforicamente ad una condizione di rischio ,incertezza ,smarrimento ed anche angoscia che sono caratteristiche tipiche dell’esistenza umana. Il termine nebbia come titolo del brano non deriva da una ricerca intellettualistica o da qualche riferimento letterario (a tal proposito vorrei ricordare che nebbia è il titolo di una poesia di Giovanni Pascoli) quanto dal vissuto quotidiano durante il quale ci si imbatte facilmente in una condizione meteorologica caratterizzata dalla presenza di una fitta nebbia con tutti gli stati d’animo che essa produce. Però il testo esprime anche la speranza , cioè la necessità di non restare prigionieri di una condizione esistenziale problematica e questo potrebbe essere possibile attraverso una persona amata oppure un amico sincero e leale oppure ancora un contesto familiare sano e motivante oppure ancora attraverso la considerazione che in ogni essere umano è presente qualcosa di dignitoso e sacrale che va tenuto in grande considerazione.
Nella fattispecie nel testo appare evidente che la speranza è collegata soprattutto alla persona amata.
Scrivi: “tengo a debita distanza ogni finta emozione”. In un’epoca dominata dall’apparire, quanto è difficile oggi difendere la verità dei sentimenti?
E’ vero che viviamo in un contesto storico che è caratterizzato in modo preminente dall’apparire ,nel senso che ogni cosa si carica di un significato positivo solamente nella misura in cui essa appare ,ovvero viene resa manifesta e visibile. Vorrei precisare che il termine apparire di per sé non ha un significato negativo o dispregiativo in quanto esistere significa fondamentalmente apparire ,essere visibili ma il passaggio del termine apparire a un significato suscettibile di essere profondamente criticato avviene quando esso viene assolutizzato con la conseguenza di offuscare e relegare in una zona d’ombra ciò che è essenziale nella vita come per esempio i buoni sentimenti e i veri valori che danno senso e significato alla nostra esistenza. Sono consapevole che oggi è difficile difendere la verità dei sentimenti come è formulato nella domanda ma ritengo che un approccio sano e genuino ai nostri sentimenti sia sempre ,oggi come ieri ,una scelta umanamente ed eticamente necessaria per stabilire un rapporto autentico con se stessi e con il mondo circostante.
Il brano fa parte dell’album “Poesia”. Qual è il confine, per te, tra un testo filosofico e un testo poetico messo in musica? Quali sono differenze e analogie?
L’album è stato intitolato “Poesia” intanto in quanto un brano dell’album ha come titolo “Poesia” ma soprattutto perché la nozione di poesia fa da sfondo a tutti i brani dell’album. Certamente esiste un confine fra un testo filosofico e un testo poetico messo in musica in quanto il primo ha un carattere tipicamente logico-concettuale mentre il secondo si caratterizza come una produzione di natura sostanzialmente intuitiva ,cioè un complesso di sentimenti che in virtù dell’intuizione si traducono in immagini più o meno chiare ,laddove per immagini si intende la cosiddetta forma sia come linguaggio verbale che linguaggio musicale .Quindi in linea di massima c’è differenza fra una formulazione filosofica ed una elaborazione poetica espressa in musica. Tuttavia come si può notare in gran parte della musica italiana ed anche internazionale molte canzoni fanno riferimento a problematiche di tipo filosofico come le relazioni interpersonali ,il senso della solitudine ,la difesa dell’ambiente e la critica nei confronti delle strutture di potere. Quindi anche se riflessione filosofica ,creatività poetica e musicale hanno la loro specifica fisionomia possono individuare una dimensione in cui si trovano a coesistere. Con queste parole intendo fare riferimento a quello che nella domanda viene domandato come analogie e differenze fra testo filosofico e testo poetico messo in musica.
La canzone invita a un ascolto profondo che va oltre le parole di circostanza. Pensi che la musica possa ancora essere uno strumento per curare l’incomunicabilità tra le persone?
Intanto voglio premettere che ogni canzone in quanto creazione dello spirito umano necessita sempre di un ascolto attento e profondo anche se essa può risultare piacevole o noiosa ,interessante o di scarso valore.
Per quanto concerne la funzione della musica come elemento di comunicabilità tra le persone è evidente che la musica ha un linguaggio universale cioè comprensibile a tutti e in questo a mio avviso consiste la bellezza della musica .La musica nella varietà dei suoi generi incide positivamente sulla struttura psicologica di ciascuna persona in quanto può determinare una vasta gamma di stati d’animo: allegria ,malinconia ,euforia , ebbrezza e via dicendo e tutto questo come affermano parecchi studiosi contribuisce a tenere alto e in maniera salutare il livello dell’umore. Aggiungendo inoltre che l’ascolto della musica produce un evidente effetto catartico in quanto produce uno stato di rilassatezza e serenità d’animo che non è cosa lontana da quella che noi chiamiamo felicità. A conferma di quanto detto risulta il fatto che diverse generazioni si sono riconosciute proprio attraverso la musica a livello di identità individuale e sociale.






