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CIUZ: «Con “La mia strada” abbiamo scoccato la nostra freccia: ora puntiamo al cuore dell’indie»

CIUZ sono un nuovo quartetto emergente nella scena indie‑rock italiana, nato dall’amicizia e dalle esperienze condivise tra le colline di Irsina, in provincia di Matera. Composto da Peppe (voce), Domenico (chitarra), Elia (basso) e Luca (batteria), il gruppo fonde sonorità rock, indie e pop in un sound diretto, evocativo e riconoscibile, con testi narrativi che esplorano identità, emozioni e crescita personale. Il loro singolo di debutto La mia strada, uscito il 30 gennaio 2026 in distribuzione digitale con Believe Music Italy per l’etichetta La Foresta Urbana, è un brano che parla di scelte, autenticità e del percorso personale che ciascuno affronta seguendo il proprio istinto, tra dubbi e desideri di consapevolezza.

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La mia strada è il vostro brano di debutto: come nasce questo pezzo e perché avete sentito che fosse il modo giusto per presentarvi per la prima volta?
Questo brano nasce dalle strade che ognuno di noi percorre, interiormente ed esteriormente, portandosi dietro dubbi, domande e l’eco di una voce che continua a urlare dentro di noi. Lo abbiamo scelto come brano di debutto perché rappresenta al meglio il nostro istinto creativo, quella parte dionisiaca che ci abita e che chiede spazio. In questo momento la nostra priorità è dare ossigeno all’istinto, lasciarlo respirare. Questa è la mia strada, ed è una strada che va percorsa fino in fondo.

Nel testo si percepisce un forte bisogno di autenticità e di scelta personale: quanto c’è di autobiografico in quello che raccontate in “La mia strada”?
Credo che, oltre all’autenticità che ci caratterizza, ci sia un forte lavoro di introspezione e di ascolto. È qualcosa di molto difficile da fare e che ancora oggi spesso ci sfugge. La vedo come una sorta di guida, utile nei momenti bui, quando rischiamo di smarrirci, per ricordarci che la strada dell’istinto è lì: va solo percorsa.

Il concetto di “strada” richiama un percorso, ma anche delle radici: che ruolo hanno il luogo da cui venite e la vostra storia comune nella scrittura del brano?
Il luogo da cui veniamo è fondamentale per la nostra musica. È un’urgenza, è un trionfo della vita sulla morte, ma anche assenza e vuoto. È proprio quello stesso vuoto che ci serve per poterci esprimere e per diventare migliori di ciò che eravamo ieri.

Musicalmente il pezzo si muove tra indie, rock e pop con un’energia molto diretta: come avete lavorato sugli arrangiamenti per trovare questo equilibrio sonoro?
Abbiamo fuso le nostre esperienze musicali e affidato alle parole ciò di cui avevano bisogno, per rendere il messaggio che vogliamo trasmettere più vero e più sporco di sentimento. Ognuno di noi racconta una parte del brano con la voce del proprio strumento con il solo scopo di arrivare tramite un unico linguaggio a chi ci ascolta.

In “La mia strada” convivono concretezza quotidiana e desiderio di cambiamento: era importante per voi raccontare questa tensione fin dal primo singolo?
Sì, era molto importante per noi. Questa tensione è come una freccia che cerca il suo bersaglio: con La mia strada l’abbiamo scoccata. Ora aspettiamo che colpisca nel segno.

Dopo questo debutto, che direzione immaginate per il progetto CIUZ, sia a livello di nuove uscite che di dimensione live?
Dopo La mia strada continueremo la nostra ricerca, sia musicale che personale. Vogliamo dare alla musica un linguaggio sempre più diretto e essenziale, senza orpelli, per poter raccontare storie che riguardano ciascuno di noi. Creare canzoni a cui ci si possa affidare, anche solo per tre minuti. Ci saranno nuove uscite a breve e la band ha un intero repertorio di inediti pronti ad entrare nelle orecchie dei curiosi.

https://www.instagram.com/ciuz_official