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«Nessuno deve restare di fuori»: l’invito all’ascolto lento di Patrizia Laquidara

“Flòrula” è più di un album. È un ecosistema narrativo e sonoro che nasce dalla letteratura e ritorna alla musica come luogo di incontro. Patrizia Laquidara costruisce un viaggio fatto di memorie personali, voci femminili e suoni rituali, dove nulla è ornamentale e tutto dialoga. Nessuno deve restare di fuori inaugura questo percorso come un invito all’ascolto lento e alla condivisione. Un progetto che mette al centro la fragilità come forza e la comunità come orizzonte possibile.

Hai definito “Flòrula” una “casa viva”. Cosa significa per te tornare alla musica in questo modo?

Significa uscire dalla dimensione della autobiografia.  La musica, che ha il potere di far dialogare e unire i popoli, può fare questo: trasformare la storia personale e farla diventare racconto condiviso. E questo disco è una casa particolarmente viva: dentro ci sono collaborazioni, incontri, dialoghi con altri artisti, molti di questi avvenuti anche per sincronicità, come per magia.

Quanto è stato importante il passaggio dalla scrittura del romanzo alla forma-canzone nella nascita di questo progetto?

È stato molto importante e complesso all’inizio. Non è facile prendere un personaggio, una storia che si sviluppa in più pagine e racchiuderlo o meglio, raccontarlo in poche righe. Mi ha aiutato estraniarmi per un po’ da quanto avevo scritto, prendere le distanze da libro e riavvicinarmi con sguardo lucido, obiettivo. Mentre scrivevo i testi delle canzoni mi domandavo continuamente – cosa è importante raccontare qui, cos’è l’essenza di ciò che voglio dire? Qual è aspetto di questo personaggio che voglio rimanga e voglio trattenere. Da tutte queste pagine, queste informazioni, queste storie, cos’è la cosa più importante pe per me, cosa può diventare universale? Così il personaggio di Anna, che si trova nel libro e che poi è diventato il titolo di una canzone, da figura femminile ampiamente raccontata nel romanzo si è trasformata in un simbolo di femminilità arcana e ancestrale, dove forse anche il pubblico può ritrovare qualcosa di sé o di qualcuno che ha conosciuto.

In “Nessuno deve restare di fuori” il canto diventa quasi un rito. Che rapporto hai con la dimensione rituale della musica?

Per me la musica è rito. Quando esce dalla dimensione del rito non è più musica, ma intrattenimento.

Come è stato lavorare insieme a Edoardo Piccolo per la definizione del sound?

Edoardo Piccolo, anche lui artista vicentino, ha contribuito in modo importante a definire il suono del disco. L’ha fatto mettendosi in ascolto e al servizio sia delle canzoni che gli sottoponevo ma anche della mia storia permettendo quindi a me di raccontarmi in maniera autentica attraverso questo disco. Insieme abbiamo pensato a un album che mescolasse scrittura cantautorale, elettronica e sonorità rituali e corali, mettendo al centro la voce come strumento narrativo e collettivo.

Cosa ti auguri che resti a chi ascolterà questo primo capitolo di “Flòrula”?

Il desiderio di ascoltare anche il secondo capitolo.

PROFILI

https://www.instagram.com/patrizia_laquidara/

https://tinyurl.com/laquispotify

https://www.youtube.com/@patrizial