In questa intervista Syelune Vorne racconta la genesi di “Ni me apago”, un brano che nasce da un’immagine potente e si trasforma in voce interiore. Tra ferite superate e forza ritrovata, l’artista ci accompagna in un viaggio sonoro che parla di resistenza, libertà e trasformazione emotiva profonda.

Ciao, Syelune. “Ni me apago” è un inno alla forza interiore. Quale immagine o esperienza ha ispirato questo singolo?
L’immagine che ha ispirato Ni Me Apago è nata in una notte molto silenziosa mi vedevo salire su in una montagna, circondata da mani che non mi sostenevano e mi lasciavano cadere e poi da una che mi teneva stretta. In quella visione ho capito che la mia forza non nasceva dall’appoggio degli altri, ma dal mio passo. Da lì è nato il brano.
La canzone unisce vulnerabilità e potenza. Come hai lavorato per trasmettere questa dualità emotiva attraverso la musica?
Ho lavorato su questa dualità lasciando che la voce fosse nuda nei momenti fragili e più intensa nei passaggi di forza. La musica cresce con delicatezza, senza forzare: è la vulnerabilità che apre la strada alla potenza.
Il tema della rinascita e della resistenza è centrale. Quanto della tua esperienza personale si riflette nel testo?
Nel testo c’è molto della mia esperienza non in modo diretto, ma come una corrente sotterranea. Ogni ferita che ho superato ha lasciato una traccia e quella traccia è diventata la voce della rinascita che attraversa il brano.
Il crescendo finale rappresenta liberazione e trasformazione. Come hai costruito questo momento nella composizione?
Il crescendo finale non era nemmeno previsto in scaletta si è aggiunto alla fine, quasi da solo.








