Imaginationite FINAL COVER (2)

Sereen. e il viaggio interiore di “Imaginationite” | INTERVISTA

Nel nuovo singolo, Sereen. affronta la fragilità mentale e la necessità di accettare le proprie ombre. “Imaginationite” è un brano viscerale, dove rock alternativo ed elettronica si fondono per raccontare la lotta tra immaginazione e realtà. L’artista trasforma vulnerabilità e introspezione in autentica potenza emotiva.

“Imaginationite” segna una tappa importante nel tuo percorso artistico. È un brano intenso, con un forte impatto emotivo e una produzione curata nei dettagli. Come è nato questo pezzo e quale momento della tua vita rappresenta?

La canzone è nata ufficialmente nel 2022, quando ero ancora in pandemia; dico letteralmente la “mia” pandemia, un inferno di difficoltà durato quasi 3 anni. Ero seduta al piano, e mi sono trovata con questa frase fissa in testa: “My mind seems to have a grip on me” (La mia mente sembra avere una morsa su di me). Su quella frase è nato il pezzo, che in generale si basa anche sulla mia lotta personale con la salute mentale, particolarmente fragile in quel periodo.

Il testo prende ispirazione dal fenomeno del Maladaptive Daydreaming. Un tema complesso e poco esplorato in musica. Come sei arrivata a volerlo raccontare e cosa ti ha colpito di più di questa condizione?

Ho scoperto del Maladaptive Daydreaming nel 2020, proprio ad inizio della pandemia; non solo leggendo di Eli Somer, ma anche dell’associazione italiana annessa (Maladaptive Daydreaming Italia). Mi ricordo che ebbi, come manifestazione della mia ansia, un forte momento di isolamento e di “dissociazione”, quasi come per somatizzare quel colpo che è stato l’isolamento forzato. Ciò che mi colpisce, è che sia ancora in fase di studio e non rientri ufficialmente tra i disturbi mentali riconosciuti e diagnosticabili, sebbene comprenda la difficoltà nel distaccarlo da altre patologie “simili” per sintomatologia.

Il brano unisce sonorità elettroniche e rock alternativo, con un taglio cinematografico che amplifica la tensione emotiva. Come hai lavorato sulla produzione insieme a Joe Nocerino e quali scelte musicali hanno guidato questo equilibrio?

La produzione del pezzo è iniziata ufficialmente a gennaio del 2024. La demo che avevo infatti registrato nel 2022 era semplicemente un brano piano e voce (che fra l’altro potete anche trovare su Youtube, qualora voleste ascoltarla!), e la verità è che la grande difficoltà era dargli una coerenza sonora rispetto a quello che sarebbe stato tutto il resto di “Suitcases”. Non sapevamo se era un brano che avrebbe dovuto avere sintetizzatori, archi o chissà quale altre effettistica. Per cui Joe mi ha suggerito di lavorare all’ossatura: una semplice demo piano/voce bastava come elemento di partenza, sulla quale lui poi ha immaginato delle chitarre distorte e soprattutto delle atmosfere che ricordano appunto quelle del rock alternative: sporche e grezze, rispetto a quello che poteva magari tramutarsi un brano più “sofisticato” e pop. Sulla batteria, poi è intervenuto esternamente Alessandro Napolitano, che ha suonato tutte le batterie del disco. Infine, sono intervenuta io con la voce principale e le armonizzazioni extra.

“Imaginationite” sembra parlare non solo di fragilità, ma anche di liberazione, come se la consapevolezza fosse già una forma di guarigione. Ti ritrovi in questa lettura?

Ti dirò: si dice che la “verità renda liberi”. Tuttavia, di fronte ad una verità scomoda che apprendi di te stesso, se non l’affronti e ci lavori sopra (cosa decisamente non facile) questa può diventare un deterrente ad una vita piena, ben vissuta. Per cui, mi ritrovo in parte ma non del tutto in questa lettura: le fragilità fanno parte di noi, ma possono diventare una “trappola” e vanno pertanto affrontate.

Nel panorama musicale attuale, spesso dominato da leggerezza e immediatezza, proporre un brano così introspettivo è una scelta coraggiosa. Che tipo di risposta ti aspetti dal pubblico?

Ringraziando sinceramente dell’apprezzamento, spero e mi auguro che il brano arrivi a quante più orecchie possibile; e che si evinca una certa visceralità dietro al pezzo (cosa che ho cercato di trasmettere anche tramite il video ufficiale).

Guardando al futuro, come si inserisce “Imaginationite” nel percorso che stai costruendo con l’album “Suitcases” e nella tua crescita come artista e autrice?

Penso che mi stia consentendo di abbracciare un modo di scrivere diretto ma che sia, passatemi il termine, “sinestetico”: amo l’idea che alla parola si possa associare una sensazione fisica, olfattiva o uditiva realmente percepita. Mi vedo nel rock, un genere che davvero non ha barriere, e voglio poter esplorare nuove contaminazioni sonore, imparando sempre più a dire tanto anche con una sola parola.

Click here to display content from Spotify.
Learn more in Spotify’s privacy policy (opens in a new tab).