Con la sua reinterpretazione intensa e visionaria, Luca Soul Signorini porta nuova vita al brano di Bugelli, intrecciando sonorità soul, folk americane ed echi celtici. Un viaggio musicale che restituisce all’ascoltatore la magia di un tempo sospeso, dove l’emozione prevale sul ritmo e sulla convenzione.

Come hai scoperto il brano originale “Colline orientali” e cosa ti ha spinto a reinterpretarlo in chiave soul?
Ho ascoltato questo brano circa 15 anni fa. Faceva parte delle mie prime esperienze giù in lunigiana, quando stavo preparando il mio primo Ep con Eddy Mattei. Fra i primi dischi di Bugelli che ascoltai fra un suo live e il mio lavoro, mi colpì la semplicità e la magia di questa melodia, rarefatta eterea, senza praticamente un ritmo….mi trasportò in mezzo alle Apuane ad un mondo antico ,fuori dal tempo e dalle convenzioni moderne.
Qual è stata la sfida più grande nel fondere sonorità soul con elementi folk americani e celtici?
La Sfida reale? È quella di portare oggi le persone ad ascoltare un brano di atmosfera che dura 4 minuti e più, senza ritmo, suoni e schemi odierni da algoritmo ma è anche la bellezza credo di questa canzone, ad un certo punto volevo si trovassero tutti a volare fra borghi, cascate ,bozze come antiche aquile….dentro i brani di Bugelli si annidano tutti i richiami che citi ,ho solo tirato fuori (spero) il suo spirito…con molto ascolto, già.. bisogna tornare ad ascoltare per davvero.
Quali emozioni speri che il pubblico provi ascoltando questa tua versione del brano?
Penso che ” Colline orientali “possa essere identificato come un luogo speciale e visionario, senza coordinate ,senza tempo dove ritrovarsi nella pace, nella semplicità, nella dolce malinconia di echi lontani, di voci eterne e abbracci infiniti.
Che significato ha per te la figura di Bugelli e quanto ha influenzato il tuo percorso artistico?
Bugelli mi ha regalato le chiavi di un mondo che non conoscevo ,lo ha fatto con la sua amicizia e i suoi brani ,soprattutto con la sua carismatica presenza, poteva uscire poesia in una passeggiata, in un pranzo, durante un suo pre-concerto, era poesia sempre , quella di un tempo che non c’è più e che sfioravo con i racconti dei miei genitori, di mia madre soprattutto e lui la rileggeva con la musica e la semplicità di un contadino e la grazia di una voce che arriva da un secolo passato, rotta e vissuta dal tempo. L’ approccio alla realtà, all autentico, alla partenza dalla vita vissuta nello scrivere, è certamente quello che lui ha rafforzato nel mio modo di essere, un uomo country che dentro aveva lo stesso fascino e il mistero degli antichi Menhir.
Cosa rappresenta questo singolo nel tuo percorso musicale e dove pensi ti porterà?
Colline orientali rappresenta dopo tanti anni l’arrivo ad una cima tanto alta da cui poter dispiegare nuovi sguardi su altri orizzonti o meglio ancora ,la consapevolezza di guardare ogni cosa con la serenità, la pace e la giusta dose di saggezza ,sia la mia vita, sia questo mondo e forse…riuscendo a raccontarlo anche meglio, senza il particolare ermetismo che in fondo mi ha sempre caratterizzato.
Ci sono messaggi nascosti o simbolismi nel brano che ritieni importanti da sottolineare?
È pieno di sottotesto, scavando in ogni frase si trova una propria lettura, l’ appartenenza a qualcosa ma personalmente: “…dentro la sacca che porti con te…”mi porta al cuore e alla testa Luigi Fabbri e la sua sacca, piena di vecchi e anche improbabili strumenti e il taccuino per gli appunti da scrivere fra i boschi, in solitudine…un Dipinto chiaro nella mia anima che mi commuove ancora.



