Con il progetto Fuoricentro, Maurizio Camuti porta nella musica temi che appartengono alla realtà di tutti i giorni: ambiente, società, solitudine, memoria e impegno civile. Il nuovo EP Un Pianeta alla Deriva raccoglie cinque brani che osservano le contraddizioni del nostro tempo, tra denuncia e speranza.
Dopo i singoli Miss Mafia, Amanda Lear e Non è tutto finito, accompagnati da videoclip dal forte valore narrativo, abbiamo incontrato Maurizio Camuti per parlare del nuovo progetto, delle sue ispirazioni e del ruolo che la musica può ancora avere nel raccontare e interpretare la società.

Nei tuoi brani affronti mafia, ambiente, consumismo e solitudine. Quanto è difficile parlare di temi civili senza rinunciare all’immediatezza della musica?
E’ molto difficile ed è per questo che, attraverso la musica, provo a veicolare meglio certi concetti che, a mio parere, oggi si da fatica a trattare nella musica
Hai mai avuto il timore che qualcuno potesse considerare questi argomenti “scomodi” per il mercato discografico?
Si, sicuramente oggi nella musica si preferisce immediatezza e leggerezza.
I brani dell’Ep sono spesso accompagnati da videoclip che contribuiscono a veicolare determinati messaggi, quando scrivi una canzone immagini già il suo universo visivo?
Si, lo vedo nel suo immediato e grazie all’aiuto di svariati bravi registi, con i quali collaboro, sono riuscito a mettere in video quello che ho voluto raccontare con le canzoni.
Quali sono stati gli artisti che hanno influenzato maggiormente il tuo modo di scrivere?
Sicuramente ho attinto da parecchi artisti del passato, soprattutto dal cantautorato italiano che ho sempre ritenuto particolarmente affascinante e che è arrivato in radio negli anni ‘70 e che ritroviamo ancora oggi nelle diverse emittenti.
“Miss Mafia” è il singolo che ha anticipato la pubblicazione dell’Ep, ci puoi raccontare qual è stata la scintilla che ha dato origine al brano?
La Sicilia, la mia amatissima terra, dove ho trascorso i primi anni della mia vita e dove la parola “mafia” era purtroppo una presenza ricorrente.
Cosa speri che il pubblico comprenda davvero ascoltando Un Pianeta alla Deriva?
Che non c’è più tempo da perdere: dobbiamo agire ora, se vogliamo ancora salvarlo.









