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DEIRA e la libertà di sentirsi “Cani Randagi”

Ci sono momenti in cui crescere significa soprattutto perdere alcune certezze. Le “pie illusioni” di cui parlava Leopardi appartengono forse a un’altra epoca, ma il passaggio dalla giovinezza all’età adulta continua a portarsi dietro la stessa domanda: cosa succede quando ci accorgiamo che la realtà non è quella che avevamo immaginato?

È da questa zona fragile e, allo stesso tempo, profondamente umana che nasce “Cani Randagi”, il nuovo singolo di DEIRA, progetto della cantautrice vicentina Erica Meneguzzo. Anime che si muovono dentro “acque mosse”, vicine ma incapaci di sentirsi davvero insieme. La notte, la solitudine, la disillusione diventano immagini di un percorso che non è necessariamente una sconfitta. Anzi, imparare a stare soli può diventare una forma di consapevolezza. Nel brano DEIRA sembra osservare questo passaggio senza offrire scorciatoie né risposte rassicuranti. E forse proprio per questo riesce a trasformare una sensazione individuale in qualcosa di collettivo.

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“Cani Randagi” nasce da una condizione di smarrimento, ma parli anche di una solitudine che a un certo punto impariamo ad accettare. Quando hai capito che la solitudine poteva essere non soltanto qualcosa da combattere, ma anche uno spazio da abitare?

Quando cresci cambiano tante cose, ad esempio a volte alcune amicizie scemano man mano senza motivo, come riflesso del cambiamento della nostra crescita, delle nostre scelte, delle nostre priorità. 

Proprio nell’età adulta perdendo amicizie storiche, ho imparato a stare bene con me stessa non facendo più troppo affidamento sugli altri.

Il passaggio dall’età giovane all’età adulta viene raccontato spesso come una conquista. Nel tuo brano, invece, sembra esserci soprattutto una perdita: delle illusioni, delle aspettative, forse anche di una certa idea di futuro. Qual è l’illusione a cui è stato più difficile per te rinunciare?

Penso che l’età adulta sia un’età bellissima, non dico il contrario anzi: è l’età in cui si capisce chi si è, la propria visione del mondo, i propri valori, si impara finalmente a stare bene con se stessi e con gli altri, si ha più fiducia in se stessi, si sa chi si è e dove si vuole andare. Si  occupa il proprio posto nel mondo.

Allo stesso tempo però il cambiamento dall’età giovanile all’età adulta porta con sé un carico importante… svaniscono tante aspettative  e si è più oggettivi e pratici…

Forse l’illusione che avevo quando ero più giovani riguarda il disincanto di un “per sempre.” Inteso anche come stabilità, che invece in età adulta si scopre essere in continuo cambiamento.

Pensi che diventare adulti significhi necessariamente attraversare una forma di disincanto?

Si, penso che ognuno possa sperimentare il disincanto a modo suo, ma ognuno lo sente .. chi più chi meno.. dipende la sensibilità e l’ascolto verso il mondo sensibile che c’è dentro di noi.

Se potessi parlare alla Erica che si trovava ancora dall’altra parte di quel passaggio, prima della disillusione, cosa le diresti oggi?

 Assolutamente nulla… soltanto  “vivi  il presente”, perché anche le illusioni fanno parte di una fase della vita.

Nel brano convivono due immagini apparentemente opposte: siamo vicini, ma distanti. Siamo insieme, ma soli. È una contraddizione che senti particolarmente rappresentativa della tua generazione?

Secondo me oggi nella mia generazione, ma ancor di più nelle generazioni successive che sono cresciute con il telefono in mano, si sente di più questa distanza sociale, anche se apparentemente vicine… “connesse” grazie ai social.

Ma non parlo solo di distanza dovuta al mondo digitale: da sempre l’uomo è un animale sociale e che quindi vive insieme gli altri ma allo stesso tempo è solo, in compagnia di se stesso.

Ognuno nasce e muore da solo

La figura del “cane randagio” potrebbe evocare vulnerabilità, ma anche libertà: nessun padrone, nessun percorso prestabilito. Quale delle due dimensioni senti più vicina alla tua idea di questo brano?

Questi cani randagi appunto sono soli che vagano nella notte, e all’inizio quindi c’è una situazione di incertezza di smarrimento di solitudine, ma subito dopo, nel verso successivo,  dico “non ci fa più paura stare soli nella notte”, perché poi questo cane vaga libero e pronto a vedere nuovi posti a conoscere a scoprire a vivere. Quindi in realtà la vulnerabilità diventa libertà.

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