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“Fame di me” è il nuovo album di Mauresio – La nostra recensione

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La cosa bella di “Fame di me” è che non prova a fare ordine. Dodici pezzi, dodici stanze diverse, qualche fantasma che passa da una porta all’altra e Mauresio che tiene in mano la torcia mentre cerca di capire cosa sia rimasto acceso.

Il disco parte dalla title track e già lì mette le carte sul tavolo: qualcuno ha dimenticato, qualcuno no. Fine della storia? Non proprio. Perché da quel momento comincia il vero lavoro dell’album, quello di prendere la coda emotiva delle relazioni e trasformarla in canzone.

Non c’è una sola musa, non c’è un’unica ex trasfigurata in dodici personaggi, non c’è una biografia da decifrare. Ci sono storie diverse. E questa cosa, invece di indebolire il progetto, gli dà una struttura quasi da raccolta di racconti.

Mauresio scrive prima le parole e poi costruisce il resto. È una scelta che spiega parecchio dell’album: qui il testo non è il passeggero della musica, è quello che guida. Intorno ci sono dream pop, elettronica, indie, rock, pop e art pop, tutti utilizzati per costruire una specie di film sentimentale a episodi.

Il bello è quando il disco smette di cercare una conclusione e accetta di stare dentro la domanda. “Che fine hai fatto” è praticamente questo: una persona che manca talmente tanto da diventare una presenza ovunque. “Sto bene” ribalta la situazione e mostra quanto possa essere poco affidabile una frase apparentemente semplicissima. “Dita intrecciate”, invece, chiude il cerchio con un gesto fisico e minimale.

In mezzo ci sono anche due ritratti che cambiano la prospettiva. “Angelo biondo” guarda un’atleta con gli occhi di chi ammira la disciplina e la bellezza. “Alexys” osserva un’altra artista, una persona che scrive di notte e vive la musica come qualcosa di privato prima ancora che pubblico.

Il risultato non è un album che vuole insegnare qualcosa sull’amore. E per fortuna. È più simile a una cartella piena di fotografie che qualcuno ha finalmente deciso di sviluppare.

“Fame di me” è pop autobiografico, ma senza la pretesa di trasformare ogni esperienza privata in verità universale. È il diario di Mauresio messo in cuffia. A volte romantico, a volte drammatico, a volte volutamente sopra le righe. Ma soprattutto personale.

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