Con “Arturo”, gli ALMA Acoustic scelgono un punto di vista insolito per osservare il nostro tempo: quello di un gatto che guarda il mondo senza la necessità di intervenire, commentare o trasformare ogni esperienza in qualcosa da condividere. È un brano che racchiude bene lo spirito di BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI., il nuovo album della band, costruito attorno a una riflessione ironica ma tutt’altro che superficiale sulla società contemporanea, sull’immagine che scegliamo di mostrare e sulla distanza tra ciò che siamo e ciò che vogliamo apparire.
Tra inviti alla lentezza, elogio dell’errore e osservazione critica del presente, gli ALMA Acoustic continuano a utilizzare la scrittura come strumento per interrogare le nostre abitudini e le contraddizioni quotidiane. In questa intervista parliamo di “Arturo”, del significato del titolo dell’album, del rapporto tra parole e musica e dell’evoluzione di una formazione che ha saputo rinnovarsi senza perdere il proprio nucleo originario.

“Arturo” usa lo sguardo di un gatto per raccontare il nostro modo di vivere e di mostrarci agli altri. Quando avete capito che proprio un osservatore così silenzioso sarebbe stato il narratore perfetto di questa storia?
È semplice… volevamo un personaggio che non si facesse dire da nessuno quello che deve essere o come deve comportarsi… e chi meglio di un gatto? Lo sappiamo tutti… il gatto fa quello che vuole, tu lo puoi chiamare, ma tanto verrà solo quando lo avrà deciso lui… mangerà quando decide lui, dormirà dove sceglie lui…
Arturo ha poi quella possibilità che oggi costa di più agli umani: la possibilità di stare fermi, il tempo! Arturo osserva dai tetti e dai marciapiedi perché non ha un tubo da fare, né da dimostrare a nessuno, non deve postare la sua giornata, non deve commentare in tempo reale. Noi invece abbiamo sempre le mani occupate, in tutti i sensi: se assisti a una scena per strada, l’istinto non è più di capirla, aiutare, partecipare, ma di inquadrarla. Arturo no. Arturo guarda il mondo senza volerci ricavare niente.
Oggi funziona tutto al contrario: si parla prima di aver guardato, e l’indignazione dura il tempo di una storia. Arturo fa l’inverso: osserva a lungo, e vede quello che agli altri sfugge. Il suo silenzio non è indifferenza, non è omertà, è il tempo che serve per capire. Non diciamo di stare zitti, tutt’altro: diciamo di guardare abbastanza a lungo da avere qualcosa che valga la pena dire. E poi dirla.
I singoli che avete pubblicato negli ultimi mesi sembrano affrontare temi diversi, ma sono accomunati da una riflessione sul presente. In che modo “Arturo” si inserisce nel percorso che porterà all’album?
Arturo è il personaggio perfetto, l’osservatore che scruta tutto ciò che è fondamento del concetto del nostro album, la distanza tra ciò che oggi rappresentiamo, quello che mostriamo sui social e non solo, e ciò che siamo in realtà. È una società basata su status, sull’immagine… quasi tutti i brani dell’album affrontano temi di società e attualità che si collegano a queste tendenze e Arturo è l’osservatore perfetto.
Il titolo dell’album, BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI., è forte e lascia spazio a molte interpretazioni. È una provocazione, una fotografia della società o un invito a reagire?
Bevi. Dimentica. Obbedisci. Non è un ordine. È il rumore di fondo. Nessuno te lo impone: te lo offrono, e tu lo accetti volentieri, perché è comodo, perché è dolce, perché domani è un altro giorno e tanto nessuno ricorda niente, oggi la rivoluzione, semmai, è vivere come se l’algoritmo non ti riguardasse. Noi ci proviamo. E lo facciamo in brani come “Dèjà-vu” che è un elogio dell’errore “Io volevo sbagliare, inciampare, chiedere il nome e dimenticare” e “Vita”, “un invito alla lentezza, a godersi il tempo e non rincorrerlo”… Stiamo sicuramente parlando di un invito a reagire, a ritrovare la propria indipendenza, la propria diversità e ad esserne fieri.
Nel vostro modo di scrivere convivono una dimensione molto narrativa e un’impronta pop-rock immediata. Quando nasce un brano, sentite prima l’esigenza di raccontare una storia o quella di costruire un suono che la sostenga?
Abbiamo vissuto entrambe le esperienze, ma direi che in primis solitamente è il tema a guidare, l’esigenza di dire qualcosa, attorno alla quale poi costruiamo delle atmosfere con la musica, che trasmettano le sensazioni che intendiamo trasmettere con il brano, in modo che si leghino al testo e viaggino in parallelo, se possibile spiazzando.
Questo nuovo disco arriva dopo un percorso di crescita che vi ha portato a definire sempre meglio la vostra identità. Guardandovi indietro, qual è l’aspetto degli ALMA Acoustic che sentite di aver cambiato di più, e quale invece è rimasto intatto fin dall’inizio?
Il cuore storico della band, Maurizio e Orio hanno continuato a lavorare e crescere insieme come sempre, è sicuramente l’aspetto che negli ALMA è rimasto invariato, insieme alla voglia di raccontare la società in chiave ironica ma senza banalizzare. Quello che è cambiato è il resto della formazione, nuovi musicisti, Christopher Cornacchini al basso, Pietro Pavanelli alle chitarre, Guido Lazzaroni alla batteria, sono tutti musicisti diplomati e di grande esperienza, oltre che insegnanti per il loro strumento, hanno dato un contributo eccezionale per alzare l’asticella della band.









