Nyco Ferrari

Nyco Ferrari: «Con Olè ho voluto ricordare a me stesso chi sono e dove ritrovo la mia anima»

Con Olè, il nuovo singolo pubblicato lo scorso 2 luglio, Nyco Ferrari apre una parentesi luminosa all’interno del percorso che lo sta portando verso il suo prossimo album. Un brano nato nel mezzo della scrittura di un disco dalla forte connotazione politica, quando il tono sempre più contestatario e disilluso delle canzoni ha spinto l’artista a cercare un’altra direzione: non una fuga dalla realtà, ma un modo diverso di attraversarla, tornando alla leggerezza, alla vita e alla possibilità di sentirsi liberi.

Dopo un percorso che lo ha portato dalla provincia di Crema a Milano e attraverso una ricerca musicale sempre in trasformazione, Ferrari sembra oggi interessato a recuperare una dimensione più luminosa e universale della propria scrittura. Olè diventa così una sorta di manifesto personale, costruito attraverso immagini e frammenti di vita, ma anche un’anticipazione delle idee che attraverseranno il nuovo album. In questa intervista, Nyco Ferrari racconta la genesi del singolo, il rapporto tra introspezione e leggerezza, il cambiamento portato dal trasferimento a Milano e una visione artistica sempre più legata alla necessità di stare insieme, senza confini e divisioni.

Nyco Ferrari

“Olè” ha un’energia contagiosa, ma sotto la superficie sembra raccontare anche il bisogno di liberarsi di qualcosa. Come è nata questa canzone e qual è stato il punto di partenza emotivo da cui hai iniziato a scriverla?

Olè è arrivata a metà della scrittura dell’album, che è un album dalla connotazione politica. Le canzoni si stavano connotando in modo generale in un modo molto contestatario e disilluso (d’altronde non è che si possa pretendere qualcosa di molto diverso con i tempi che stiamo vivendo). Ho sentito il bisogno di stemperare il pessimismo che si stava insinuando nell’album scrivendo una canzone che ricordasse prima di tutto a me stesso chi sono e dove ritrovo la mia anima.

Così con Olè ho voluto racchiudere in una canzone delle immagini sparse, dei fermi immagine mentali che descrivessero il mio ideale di libertà e di vita vissuta a pieno. Volevo farne una specie di manifesto.

Nel brano riesci a far convivere leggerezza e introspezione, senza che una prevalga sull’altra. È un equilibrio che hai cercato consapevolmente o è il modo più naturale che hai oggi di raccontarti?

È esattamente l’equilibrio che cerco nella vita. Ho passato molti anni a farmi un numero di domande tale da non poterci star dietro con le risposte. Ad un certo punto ho capito (mi hanno fatto capire) che puoi farti tutte le domande che vuoi, ma nessuna risposta potrà esserti utile se non ti decidi a Vivere. Si può dire che la leggerezza che vivo sia una leggerezza introspettiva.

Negli ultimi anni il tuo percorso è cambiato molto, sia dal punto di vista musicale che personale. C’è qualcosa che senti di aver imparato su te stesso e che in “Olè” emerge più chiaramente rispetto ai tuoi lavori precedenti?

In realtà con Olè sono tornato ad una canzone che avevo scritto a 18 anni che dice “mi son svegliato con la voglia di vivere” che si intitola Domenica.

Perché ho sentito che dopo aver esplorato diverse tematiche in un trip un po’ più urban, personale e vagamente notturno, voglio tornare alla luminosità, ad un messaggio più universale e socialmente utile.

Hai scelto di lasciare Crema per trasferirti a Milano. Guardandoti indietro, pensi che questa decisione ti abbia davvero offerto opportunità che difficilmente avresti trovato restando nella tua città, oppure il cambiamento più importante è stato quello del tuo modo di vivere la musica?

Beh decisamente vivere in una grande città (che poi Milano alla fine mica è così grande!) ti dà opportunità che la provincia semplicemente, fisiologicamente, non ti può dare.

Milano mi ha dato opportunità di crescita sia in termini di carriera che artistica. E indubbiamente il modo in cui vivo la musica, sia come lavoro che come passione, ne è rimasto profondamente influenzato.

“Olè” anticipa il tuo prossimo album: se dovessi descriverlo con una sola immagine o una sola sensazione, quale sceglieresti? E in che modo questo singolo rappresenta ciò che ascolteremo nei prossimi mesi?

Se dovessi scegliere un’immagine che descriva il mio album, cosa che non vedo l’ora di fare per la copertina, penso che sarebbe la foto di un sacco di persone che fanno l’amore sotto una bandiera italiana. Perché c’è bisogno di amore, c’è bisogno di stare insieme senza confini e senza costrutti sociali che ci dividano, e c’è bisogno di farlo partendo da un posto che amo che è un paese con una costituzione profondamente poetica ed idealista, che voglio veder attuata in tutti i suoi principi fondamentali.

Ascolta Olè https://bfan.link/ole-7 e segui Nyco Ferrari su https://www.instagram.com/nycoferrari