Penso che abbia ragione quel qualcuno che per prima, mettendo play al 45 giri di Dirlinger, ci ha risentito subito quella “Lay & Love” dei fantomatici The Piece of Shit inventati di Byrne e Oldham. Vabbeh ma non è che poi restiamo fermi li… c’è da dire che da qui si parte per poi andare a Nashville, magari passando per casa di Neil Young e far una capatina dentro la Nebraska di Springsteen. Punto a capo: il “contatorie marchignolo” Andrea Sandroni, in arte Dirlinger, sforna un 45 giri vero (in procinto di stampa credo) che custodisce due nuovi brani che sono “La città ideale” e “Il vecchio e il mare”. Tanti live alle spalle per promuovere il suo esordio – “cOntastorie” – e forse da qui nasce l’idea di restare da solo in un suono davvero di sintesi e decisamente lo-fi… come proprio viene messo a nudo dentro la traccia ispirata al celebre romanzo di Hemingway sul Lato B. Uscire dalla zona di confort o restarci impigliati. Il suono che sembra una copertina, una caverna ma anche un piccolo spazio aperto da controllare a portata di sguardo. Non si avventura Dirlinger… neanche nelle tinture di chitarre elettriche che restano a colorare il suono sempre con un modo sottile e mai invasivo… e le voci corali che un poco riportano le soluzioni a mostrarci brani da chiesa, comunque sono ferme, sono li che mettono un piede dentro dinamiche libere ma restano ancorate comunque alla corda che le tengono alla riva sicura. Non so bene se sono riuscito a fotografare la mia sensazione ma ecco: in un disco solipsistico come questo forse sarebbe stato bello veder liberarsi senza maschere ogni forma di espressione. E invece sembra ancora un poco frenato tutto… chissà cosa accadrà al nuovo disco…






