Se il mondo finisse domani, la colonna sonora non sarebbe un silenzio solenne, ma il suono ruvido e stratificato degli R.S.A.. Con il loro primo EP, “BIG DOWN MENU”, la band aostana (arricchita dal graffio vocale del canavesano Markz) mette nero su bianco — o meglio, grigio su cemento — una dichiarazione d’intenti sonora che non lascia spazio a dubbi: il post-apocalittico è qui, ora, e ha un ritmo furente.

Un paesaggio sonoro tra macerie e neon
L’EP si muove agilmente in un triangolo stilistico che vede ai vertici la profondità atmosferica del post-rock, la rabbia viscerale del grunge e l’impatto frontale di un metal essenziale, privo di barocchismi. Quello che colpisce fin dal primo ascolto è la compattezza: le chitarre di Max e Jack tessono trame che sembrano descrivere periferie in fiamme, mentre la sezione ritmica di Tiné e Hervé fornisce un battito cardiaco pulsante e instancabile.
Analisi delle tracce: Frammenti di un collasso
Le sei tracce che compongono l’opera sono istantanee di un disagio che è sia sociale che personale:
- G.O.D.S. e FUKUSHIMA: Aprono le danze con un’urgenza che sa di emergenza nucleare, mettendo subito in chiaro la direzione “cinematografica” del disco.
- GINEVRA e MI TROVERAI: Qui emerge la capacità della band di gestire la dinamica; momenti di tensione sospesa esplodono in muri di suono che sembrano cercare una via d’uscita tra le crepe del quotidiano.
- PAMPLONA e RUTGER HAUER: Il finale è un omaggio visivo e culturale. In particolare, il riferimento a Rutger Hauer chiude il cerchio dell’immaginario blade-runneriano del gruppo: “lacrime nella pioggia” che però, qui, diventano sudore e distorsione.
Verdetto: Concretezza senza filtri
La forza degli R.S.A. risiede nell’onestà. In un panorama musicale spesso saturo di produzioni finte e sovrastrutture digitali, “BIG DOWN MENU” suona vero, sporco e terribilmente “live”. È un disco che non chiede il permesso per entrare, ma che si impone con la forza di chi ha qualcosa da dire e ha trovato il modo più diretto per farlo.
In sintesi: Un debutto solido che trasforma il grigio delle città industriali in un’energia catartica. Gli R.S.A. non ci raccontano la fine del mondo; ci insegnano come ballarci sopra tra le macerie.
Voto: 8 / 10
Sito ufficiale: www.rsaband.it









