Il cantautore riporta in radio il fascino delle serate danzanti con “Tutt’altra vita”

Il fascino delle luci soffuse, il suono caldo delle tastiere analogiche, l’energia delle piste da ballo anni ’80: “Tutt’altra vita” è un brano che evoca immagini precise, quasi cinematografiche. Con questa nuova uscita, Lino Petrozzi riafferma la propria identità artistica, dimostrando che il pop d’autore può ancora raccontare storie autentiche.
La carriera di Petrozzi è profondamente legata all’esperienza live. Nato a Foggia, autodidatta, ha costruito negli anni una presenza scenica capace di coinvolgere pubblici eterogenei. Le collaborazioni con Patrick Samson, Rocky Roberts e Gino Santercole rappresentano capitoli significativi di un percorso artistico che ha attraversato decenni di musica italiana.
Il nuovo singolo si inserisce in questa traiettoria con coerenza. La scelta di recuperare sonorità anni ’70/’80 non è casuale: è un atto d’amore verso un periodo in cui la melodia e l’interpretazione vocale erano centrali. Petrozzi sfrutta la propria estensione vocale per dare intensità a un testo che racconta un incontro speciale avvenuto a Vieste.
Il brano è costruito su una struttura classica ma efficace: strofe narrative, un pre-ritornello che cresce in tensione, un ritornello ampio e memorabile. L’arrangiamento, curato con Remo Elia e Simone Carabba, punta su un equilibrio tra tradizione e modernità.
“Tutt’altra vita” non è solo un brano romantico: è una dichiarazione artistica. È la dimostrazione che si può guardare indietro senza restare ancorati al passato. Petrozzi lo fa con naturalezza, offrendo al pubblico una canzone che invita a ballare, ma anche a ricordare.






