Perdere il lavoro a cinquant’anni significa spesso dover rimettere in discussione le proprie certezze e trovare la forza di ricominciare. È quanto accade alla protagonista di “Il Premio”, il nuovo singolo dei Sommossa, ispirato alla storia vera di una donna, madre e moglie, che si ritrova ad affrontare un cambiamento improvviso.
Attraverso questa vicenda, la band affronta il tema della perdita del lavoro, delle fragilità personali e della capacità di reagire alle difficoltà.
Nell’intervista, i Sommossa raccontano la nascita del brano, il significato del titolo e la scelta di trasformare una storia personale in una canzone.
“Il Premio” nasce da una storia vera. Come siete venuti a conoscenza della vicenda di questa donna e cosa vi ha spinto a trasformarla in una canzone?
Diego, il nostro cantastorie, lui prende ispirazione dalla vita che lo circonda, canta di quello che vede e prova soprattutto. Certe volte sono esperienze molto intime, personali possiamo dire. Per questioni di riservatezza non andrei oltre. Probabilmente volevamo cantare di quella parte di buono che c’è nella storia. Dare la versione positiva, un auspicio anche per il nostro futuro magari. Nessuno ci toglierà la voglia di vivere e di reagire a tutto, in stile Sommossa ovviamente.
Perdere il lavoro a cinquant’anni significa spesso dover rimettere in discussione molte certezze. Qual è stato l’aspetto della sua esperienza che vi ha colpito maggiormente?
Probabilmente quello che ci ha colpito di più è vedere come vacilla una persona che è sempre stata considerata una roccia, sicura di sé e senza incertezze. Nel momento in cui viene privata del lavoro, di cui era fermamente convinta, rischia di sgretolarsi. Lo si percepisce dallo sguardo di una persona, senza bisogno di inutili parole. Perdere il lavoro è un colpo che può far esplodere chiunque. Noi non ce ne rendiamo conto ma dopo 30 anni, il lavoro è un pilastro su cui si fonda la vita.
Nel brano raccontate una donna che, nonostante le difficoltà, cerca di ricominciare. Quanto è stato importante raccontare anche le sue fragilità, oltre alla sua forza?
Il vero coraggio lo si vede quando si ha paura! Se uno non ha paura non è coraggioso, secondo noi. Per analogia, la vera forza non consiste quindi nello “sbattersene”. Che cazzo, uno ci tiene no? Vuole essere valorizzato e stimato per quello che fa. Quindi è giusto che uno ci resti male se prima sei considerato caviale e champagne e il giorno dopo vieni fatto fuori perché sei solo un panino al salame come si diceva in Philadelphia. Non il formaggio, il film intendo… In quel momento la persona mette a nudo le sue fragilità, è un grido di aiuto da cui si origina la forza di ripartire.
Quando si scrive una canzone ispirata alla vita di un’altra persona, come si trova il giusto equilibrio tra il rispetto della sua storia e la libertà artistica?
Come ho detto prima, la privacy è importante. Vogliamo raccontare in punta di piedi la storia intima senza impersonificarla troppo. Noi viviamo una piccola comunità che condividiamo con i nostri fan. Ci teniamo e non vogliamo che nessuno si senta troppo esposto. Dall’altro lato però quello che cantiamo potrebbe essere fonte di ispirazione o forza per chi ascolta. Quindi usiamola un po’ di libertà artistica per rischiare, per generare una reazione. In fin dei conti la canzone è un inno a non arrendersi.
Il titolo “Il Premio” incuriosisce, soprattutto considerando l’argomento della canzone. Come lo avete scelto e quale significato assume all’interno del racconto?
Il premio non è propriamente qualcosa di fisico o reale. Non gli vogliamo dare una dimensione, una forma, un colore. E’ questo il bello delle canzoni, non siamo tenuti a dare la pappa pronta. Immaginiamoci il nostro premio. Perché o per cosa stiamo lavorando? Indipendenza? Sicurezza del futuro? Il premio, quindi, potrebbe essere qualcosa che fino a quel momento ci ha spinti ad andare avanti. Ma se a un certo punto, la vita e gli eventi non ce lo vogliono concedere, allora se lo tengano. Noi reagiremo e andremo avanti lo stesso.





