Alessandro Rosato è un autore, compositore e artista italiano. Nel suo lavoro tutto nasce da un concetto, indipendentemente dal mezzo: parola, musica, immagine o una combinazione dei tre. Non è la prima volta che Rosato rifonda una parola: nei suoi lavori, da “Ventopelle” a “Draumi suoi”, il linguaggio non descrive soltanto, ma diventa. Con un bagaglio di esperienze maturate tra l’Italia e l’Europa, Rosato ha sviluppato una scrittura nutrita da una precisa sensibilità visiva.
Questo legame profondo con il testo lo ha portato a pubblicare anche in ambito editoriale, dal romanzo “Zona franca”, fino ai testi di grammatica per Feltrinelli Scuola, consolidando un’attenzione quasi artigianale per la parola.
Sebbene la composizione nasca principalmente al pianoforte, è la sua essenza di autore a guidare l’intera proposta artistica, trasformando il vissuto intimo in un messaggio universale.
Con KARA apre una nuova fase ancora più vulnerabile e diretta: una musica stratificata negli arrangiamenti, nella vocalità fragile ma aperta, e soprattutto nei significati.
Ciao Alessandro, come definiresti il tuo genere musicale ?
In generale non amo le definizioni, ancor di meno per il mio percorso artistico. Penso che tutto parta dalla mia voce e scrittura. Detto ciò, se devo, direi che è un
cantautorato indie pop, a tratti alt-pop.
E per quanto riguarda la scelta del titolo?
Il titolo KARA nasce dal bisogno di inventare una parola nuova, l’unica capace di descrivere esattamente ciò che provavo. Non è un semplice titolo, ma un vero e proprio sostantivo femminile del mio dizionario.
Quali sono le tue fonti di ispirazione per scrivere canzoni?
La mia ispirazione non nasce dalla musica, ma spesso dalla vita stessa. Scrivo fondendo il mio vissuto con tutto ciò che osservo, leggo e guardo. Cinema, fotografia, psicologia o un semplice passante per strada possono accendere un’immagine.
Ti piacerebbe inserire un po’ di elettronica ?
Già avviene nella mia musica ed è avvenuto ancor di più in KARA.
Hai in cantiere un nuovo album?
Al momento penso più a KARA. Però sì, sto continuando a scrivere testi e altro, e a lavorare ad altre composizioni. Lascio che le canzoni nascano senza l’ansia delle scadenze o dei preconcetti; la mia arte non è solo il risultato, ma l’etica di un processo che è calmo, vero e autentico.
L’ultima parola a te !
Solo grazie. Grazie a voi per lo spazio e per interessarvi al mio primo disco KARA.








