tuttotace raccontano “Questo suono”: il rumore invisibile che accompagna i nostri pensieri

Con il nuovo singolo “Questo suono”, i tuttotace propongono una riflessione intensa e suggestiva su tutto ciò che influenza il nostro modo di pensare, scegliere e percepire il mondo. Nato quasi per caso durante la realizzazione di una colonna sonora teatrale, il brano si è progressivamente trasformato in una canzone autonoma, capace di racchiudere le diverse anime artistiche della band e di anticipare il percorso che porterà al loro primo album, previsto per il 2027.

Tra cantautorato, richiami agli anni Novanta e una scrittura che intreccia esperienza personale e riflessione culturale, “Questo suono” affronta il tema delle voci interiori e delle influenze invisibili che abitano la nostra coscienza. In questa intervista i tuttotace raccontano la genesi del brano, il rapporto tra musica e consapevolezza e il modo in cui studi, amicizia e confronto quotidiano hanno contribuito alla costruzione di una canzone tanto spontanea quanto ricca di significati.

“Questo suono” racconta un rumore di fondo che condiziona pensieri e comportamenti: come è nata l’idea di trasformare questo concetto in una canzone?
Anche se può sembrare cerebrale, la nostra musica in realtà nasce da esigenze molto immediate, non c’è un concetto che decidiamo di veicolare. Più spesso le canzoni nascono da brevi appunti di esperienze, sensazioni, parole o versi sconnessi che suggeriscono un’atmosfera, che a sua volta conduce a una melodia o un’armonia, un ritmo e, così, da un’atmosfera si condensa un nucleo e al nucleo si aggiungono strati, come una cipolla. Ecco, la nostra musica nasce un po’ come le cipolle. Può apparire complicato, ma in verità è un processo molto spontaneo (che non vuol dire che non sia faticoso).

Quanto c’è della vostra esperienza personale nel tema affrontato dal brano?
L’esperienza di agire senza essere padroni fino in fondo delle azioni che ci vengono spontanee, o dei pensieri e dei giudizi che ci si presentano per primi alla mente è una sensazione che abbiamo avuto tutti e quattro. Quando la canzone è stata scritta, il tema era nell’aria e, in un modo o nell’altro, tornavamo sempre a rifletterci su.

Chi o cosa rappresenta realmente questo “suono normale” di cui parlate?
È un’immagine che ci siamo raffigurati per spiegare la strana sensazione che, a volte, i pensieri che abbiamo non sono solamente nostri, ma vengono da lontano, come se ci fossero stati consegnati da qualcun altro. Nella coscienza di ciascuno albergano molte voci diverse, quelle di genitori, amici, professori, persino sconosciuti. Non tutte sono riconoscibili, ma tutte parlano, emettono giudizi, ci fanno da guida, a volte nel bene. Altre volte ci conducono verso pensieri e scelte in cui non ci riconosciamo fino in fondo, ma che ci vengono automatici. Il suono normale è come una voce della coscienza, che però non ti guida necessariamente verso quello che tu credi giusto, ma piuttosto verso quello che si ritiene giusto nel contesto in cui sei stato educato. Il suono normale è quel rumore che è sempre presente, che è in sottofondo anche quando non te ne accorgi e che ti suggerisce in modo subliminale cosa fare o cosa pensare, sulla base di un sistema di valori che non è per forza il tuo preferito, ma che non puoi aggirare, perché è anche il tuo, tuo malgrado. Per avere un’idea di quello che intendiamo, basti pensare alle lingue: ciascuna lingua consegna a chi la apprende un’enorme quantità di parole, frasi fatte, storie, modi di dire (oltre che una sintassi e quindi modo peculiare di strutturare i discorsi). Tutte queste cose sono consegnate in eredità a chi apprende una lingua, che non potrà ragionare se non per mezzo di questi frammenti di pensieri “già pensati”.

In che modo la musica accompagna il percorso che porta dalla confusione alla consapevolezza?
Il testo racconta il passaggio da confusione a consapevolezza, e la musica segue parallelamente questo percorso. Alla fine del brano si sostituisce alle parole, per provare a esprimere l’insieme variegato di stati d’animo che fanno capolino insieme alla consapevolezza, e provare a “dirli” senza parlare.

Quanto hanno influito i vostri studi e le vostre riflessioni personali nella scrittura del testo?
Il tema dell’influenza della cultura, delle lingue, e dei rapporti interpersonali sul pensiero individuale è molto presente nelle materie che abbiamo studiato. Effettivamente, le nostre conversazioni al bar della facoltà non erano proprio leggerissime.

Il brano nasce durante la realizzazione di una colonna sonora teatrale: cosa vi ha fatto capire che aveva bisogno di una vita propria?
Lo spettacolo non aveva bisogno di un brano nella forma canzone, la colonna sonora doveva essere strumentale. La canzone però è uscita fuori ugualmente e in modo molto spontaneo, così, si è pensato di usarla per i “titoli di coda”. Ci sembrava sprecata, però, per un momento in cui tutti applaudono, si alzano, poi ci sono i saluti, e i tabagisti che corrono fuori dopo un’ora di astinenza. Insomma, alla fine con la compagnia teatrale abbiamo convenuto che avrebbe meritato uno spazio diverso. Proprio nello stesso periodo stavamo scrivendo il nostro primo album, e così è venuto tutto molto naturale.

Perché avete scelto proprio “Questo suono” come primo singolo?
L’album, in realtà, è pieno di pezzi che possono essere usati come singoli. Tra tutti, però, “Questo suono” è il pezzo che racchiude un po’ tutte le nostre anime. Ci sono gli anni ‘90, c’è il cantautorato, ci sono le fiammate, ma prevale un certo equilibrio tra le varie anime. Quando sentirete l’album completo, a marzo 2027, risulterà chiaro.

Quale messaggio sperate arrivi agli ascoltatori?
Nessuno, gli ascoltatori possono tranquillamente far finta che questa intervista non sia mai avvenuta: nessuna delle cose scritte sopra è necessaria per ascoltare il brano. D’altronde, se avessimo voluto mandare un messaggio, avremmo scritto un testo argomentativo: molto più chiaro, più diretto, meno ambiguo. La musica, per noi, non è un modo per comunicare, ma per esprimerci. Nessun messaggio, quindi. Piuttosto, speriamo che il brano riesca a emozionare, questo sì, indipendentemente dalla comunicazione di qualcosa.