La Tempesta Gentile

La Tempesta Gentile racconta “FANTASMA”: il valore del silenzio nell’era del rumore

Con “FANTASMA”, La Tempesta Gentile affronta il bisogno sempre più urgente di prendere le distanze dal rumore che ci circonda per ritrovare uno spazio di ascolto e consapevolezza. Un brano che riflette sul valore dell’assenza, sul peso delle parole e sulla difficoltà di mantenere un pensiero autentico in una comunicazione sempre più frenetica. In questa intervista la band racconta la nascita del singolo e il messaggio che desidera trasmettere a chi lo ascolta.

“FANTASMA” parla della necessità di allontanarsi dal rumore esterno. Quando avete sentito per la prima volta questo bisogno?
E’ un’esigenza che nasce quando ci si rende conto di aver perso lucidità e capacità di avere un proprio pensiero, e soprattutto di aver aggiunto ostacoli e preoccupazioni alla propria vita, già fisiologicamente complicata.

Nel brano l’assenza viene descritta come una forma di presenza consapevole. Come nasce questa riflessione?
Nasce in primis dal fatto che non bisogna essere per forza sempre presenti in tutto, non è obbligatorio essere esperti in qualunque campo, si può anche evitare di agire d’impulso e lasciarsi trascinare dagli eventi. L’assenza tante volte fa più rumore di un coro informe che dice sguaiatamente la stessa cosa.

Quanto è difficile oggi trovare uno spazio autentico per ascoltare i propri pensieri?
In realtà non sarebbe così difficile, basterebbe zittire qualche dispositivo che ci ronza attorno e il gioco sarebbe fatto. Il problema è che bene o male sei comunque inserito in una società, e un “mute” al proprio dispositivo, non zittisce di certo tutti gli altri, non tuoi, che ti trovi intorno, quindi sì, è molto difficile. E non ci sono altre strade, per ascoltarsi serve abbassare o eliminare il rumore di fondo.

Perché avete scelto proprio la parola “FANTASMA” come simbolo di questa condizione?
Il fantasma per definizione è qualcosa di nascosto, qualcosa che c’è e non c’è. E’ quindi qualcosa che si fa sentire, me non rimane passivo perchè in qualche modo la sua presenza la senti, pur rimanendo sempre in secondo piano. E’ una parola che non chiude tutte le porte e contiene una sua vitalità, che abbiamo voluto amplificare con i caps lock.

Nel testo emerge una critica implicita alla comunicazione contemporanea. Cosa vi preoccupa maggiormente del modo in cui comunichiamo oggi?
La violenza con cui il “trend” del momento viene urlato e di conseguenza imposto. La mancanza totale di rispetto per le idee diverse dalle proprie (o meglio, da quelle che vanno di moda in quel momento), i processi sommari “virtuali” fatti nella più totale superficialità e ignoranza, e quando ti rendi conto di aver sbagliato fai finta di nulla, come niente fosse, ma intanto hai rovinato la vita di altre persone. La cultura della paura di tutto e tutti.
E questo vale per qualunque campo.

Il silenzio può essere una forma di ribellione?
Assolutamente sì. La cosa peggiore che puoi fare ad uno che sta urlando è lasciarlo da solo contro un muro che gli rimanda indietro l’eco delle sue stesse invettive.

Qual è il messaggio principale che vorreste arrivasse a chi ascolta il brano?
Non bisogna esserci a tutti i costi. Possiamo prenderci delle pause. Siamo (ancora) umani.

“FANTASMA” rappresenta più una fuga dal mondo o un modo diverso di abitarlo?
E’ una possibilità che può aprirne tante altre, può anche essere un punto di partenza di qualcosa (si spera) migliore. Esistono anche le rivoluzioni silenziose.