Se pensavate che il neomelodico avesse già esplorato ogni contaminazione possibile, preparatevi a ricredervi. Da Napoli emerge un nuovo nome pronto a far saltare i dancefloor e, contemporaneamente, a far cantare a squarciagola. Lui si chiama Pettiniello ed è l’artista dietro a uno dei progetti musicali più audaci e contemporanei del momento.
Il suo nuovo singolo, “‘A Cugina d’Andrea”, è un cocktail esplosivo che unisce la tradizione viscerale del dialetto napoletano alle sonorità martellanti dei club europei. Il risultato? Un genere fluido che potremmo definire eurodance neomelodico.
🎵 Ascolta subito “‘A Cugina d’Andrea” su Spotify

Tra vicoli e club: la ricetta di Pettiniello
Il progetto di Pettiniello non è una semplice provocazione, ma un’operazione artistica mirata. Alla base c’è l’incrocio tra il racconto della vita reale — da sempre fulcro della canzone napoletana — e l’energia elettronica da festival.
I testi fotografano spaccati quotidiani, storie autentiche e dinamiche di quartiere, che però abbandonano gli arrangiamenti classici per sposare una produzione ibrida e potente:
- Eurodance nostalgica anni ’90 e 2000
- Bassi profondi e groove Tech House
- Minimalismo e precisione della Minimal Techno
C’è anche un forte elemento di innovazione tecnologica nel sound di Pettiniello. La produzione del brano, infatti, è dichiaratamente ibrida ed è stata sviluppata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, utilizzata non per sostituire l’artista, ma come vero e proprio strumento creativo per ampliare i confini sonori e dare vita a texture musicali inedite.
Con “‘A Cugina d’Andrea”, Pettiniello dimostra che la musica napoletana non ha paura del futuro, anzi, lo cavalca a 140 BPM.
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