Con “Solo Amore”, i CTRL+Z firmano un brano che va oltre il racconto sentimentale per trasformarsi in una riflessione sulle fragilità, sulle paure e sulle difficoltà comunicative che attraversano la società contemporanea. Nato da un lungo percorso creativo iniziato nel 2020 e maturato nel corso degli anni, il singolo mette a fuoco il disagio di una generazione che fatica a trovare spazi autentici di confronto e che spesso si rifugia dietro maschere costruite per nascondere le proprie insicurezze.
Tra rock, grunge, hip hop e progressive, la band costruisce un linguaggio musicale libero da etichette, capace di adattarsi alle emozioni e ai temi affrontati. “Solo Amore” diventa così un invito a guardare oltre le narrazioni più rassicuranti, affrontando anche ciò che è scomodo, doloroso e difficile da condividere.
“Solo Amore” sembra raccontare il disagio di una generazione intera. Quanto vi interessa fotografare il presente attraverso la musica?
È l’unica cosa che conta per noi. Usiamo la musica per raccontare quello che viviamo e come lo viviamo. Lo facciamo da quando ci siamo conosciuti senza filtri ne limiti. Soprattutto oggi, in un momento storico tanto incerto, strillare che siamo vivi e che non ci va bene è importante. Negli ultimi sei anni sono successe talmente tante cose da poter scrivere decine di album eppure intorno sentiamo e vediamo sotto i riflettori canzoni e spettacoli che continuano a parlare degli stessi argomenti di un secolo fa. In questo contesto raccontare anche il disagio per noi è diventata un’urgenza.
Nel testo l’amore appare quasi come qualcosa di incompleto o insufficiente. È una riflessione autobiografica o universale?
Entrambe. Parlare o cercare cose semplici e universalmente riconosciute come “belle” (e l’amore ci sembrava l’incarnazione perfetta di queste due cose) ci scherma dalle cose che ci spaventano di più. Pian piano abbiamo costruito maschere sempre più spesse che non curano le fragilità ma semplicemente le rendono ancora più difficili da condividere ed affrontare. Ovviamente il richiamo al panorama musicale attuale (con le dovute eccezioni) è intenzionale. L’amore è importante ma di certo non è tutto, ora più che mai, ed è il caso di affrontare anche altri temi, magari più scomodi e dolorosi.
Avete raccontato che il brano è cambiato continuamente durante la lavorazione. Come vivete questa continua trasformazione creativa?
A volte bene, altre meno. Alcuni brani nascono e si delineano in brevissimo tempo mentre altri hanno bisogno di più tempo, soprattutto quando si hanno teste ed inclinazioni molto diverse. Ci sono momenti in cui il continuo cambio e rielaborazione risultano sfiancanti ma ne vale sempre la pena. La soddisfazione quando si ascolta l’opera compiuta è sempre molto più forte quando la composizione è stata lunga e travagliata.
Quanto è importante lasciare spazio all’istinto durante la composizione?
Crediamo non sia uguale per tutti ma per noi è fondamentale. Siamo artisti a cui piace spaziare e cambiare e questo è molto più facile durante l’improvvisazione. Per noi i momenti “liberi” sono portanti nella fase creativa perché ci danno anche modo di conoscerci sempre meglio. Quasi tutti i brani sono nati così, da una improvvisazione poi rielaborata. Prima l’istinto e poi il metodo.
I CTRL+Z fondono rock, grunge, hip hop e progressive. Quanto è importante non sentirsi legati a un solo genere?
Se si vuole raccontare la vita a 360° lo è molto. I generi si portano dietro una storia, delle tematiche e condizioni emotive. Non legarsi troppo al suo genere d’origine e lasciare che venga contaminato da altro ci permette di essere molto più elastici e mettere la musica al servizio di quello che vogliamo trasmettere e raccontare in quel momento.
Dove vorreste arrivare artisticamente nei prossimi anni?
Per il momento pensiamo a migliorarci ed a suonare il più possibile in giro per l’Italia. Non ci poniamo limiti ma non vogliamo neanche caricarci tanto di aspettative da non goderci più il percorso che stiamo facendo. L’obiettivo è scambiare energie, raccontarci e confrontarci con pubblico, addetti ai lavori e colleghi artisti alimentando il movimento musicale e caricandoci a vicenda sempre di più.







