In un presente sempre più frammentato, dove percezione e realtà sembrano confondersi continuamente, i MaldiMarte tornano con “Frange”, un brano intenso e stratificato che riflette sulle contraddizioni della contemporaneità. Tra tensioni sociali, polarizzazione emotiva e identità sempre più instabili, il gruppo costruisce una canzone capace di trasformare il disagio collettivo in un viaggio sonoro sospeso tra introspezione e caos.
Musicalmente il singolo alterna atmosfere intime e aperture più aggressive, seguendo un crescendo emotivo che accompagna l’ascoltatore dentro una realtà in continuo mutamento. Anche l’immaginario visivo gioca un ruolo centrale: dalla copertina ispirata al Bosone di Higgs fino al videoclip costruito come un attraversamento di mondi cinematografici differenti, “Frange” diventa una riflessione sul modo in cui oggi viviamo immagini, informazioni ed emozioni.
In questa intervista i MaldiMarte raccontano la nascita del brano, il rapporto tra musica e percezione contemporanea e il bisogno di trovare ancora spazi di confronto in un’epoca dominata dalla divisione.
“Frange” affronta il tema della percezione della realtà: da dove nasce l’esigenza di scrivere un brano su questo argomento?
“Frange” nasce dall’impressione che stiamo vivendo tutti all’interno di versioni diverse della stessa realtà. Ognuno costruisce la propria verità attraverso informazioni, paure, algoritmi, esperienze personali. Mi interessava raccontare quella sensazione di frammentazione continua, dove anche le cose più semplici sembrano perdere consistenza. Il brano non vuole dare risposte, ma fotografare questo stato emotivo collettivo.
Nel testo emerge una forte riflessione sulla polarizzazione contemporanea. Quanto i social media hanno influenzato la scrittura del brano?
Molto, anche se non in maniera diretta o “tecnologica”. I social hanno amplificato una divisione che probabilmente esisteva già. Oggi tutto sembra funzionare per schieramenti: bisogna scegliere da che parte stare, immediatamente, senza sfumature. “Frange” parla anche di questo clima permanente di conflitto, dove spesso ci si colpisce tra persone molto simili tra loro, quasi in un continuo “fuoco amico”.
Il titolo “Frange” suggerisce separazioni sottili ma profonde: cosa rappresentano per voi queste linee di confine?
Le frange sono quelle zone sottili tra ciò che siamo e ciò che mostriamo, tra reale e percepito, tra presenza e assenza. Mi piaceva l’idea di qualcosa che separa ma allo stesso tempo resta fragile, mobile. Anche nei rapporti umani oggi esistono distanze invisibili: siamo costantemente connessi ma spesso emotivamente lontani.
Musicalmente il pezzo alterna momenti sospesi e aperture più aggressive. Come avete lavorato sugli arrangiamenti per tradurre questa tensione?
L’arrangiamento è stato costruito proprio come una progressiva perdita di equilibrio. All’inizio il brano è molto essenziale, quasi intimo, poi lentamente entrano tensione, dinamica e distorsione. Volevamo che la musica seguisse il senso del testo: una realtà che si incrina gradualmente fino a diventare più caotica e intensa. Abbiamo lavorato molto sui contrasti tra vuoto e impatto sonoro, cercando però di mantenere sempre una componente emotiva e melodica.
La copertina richiama il Bosone di Higgs: quanto vi interessa creare connessioni tra musica, scienza e immaginario simbolico?
Ci interessa molto utilizzare simboli che possano ampliare il significato della canzone. Il Bosone di Higgs rappresenta qualcosa di invisibile ma fondamentale, una particella che dà massa alle cose. In “Frange” ci piaceva l’idea che anche la realtà abbia una struttura nascosta, fragile, quasi impercettibile. La scienza in questo caso diventa linguaggio visivo e metafora emotiva.

Il videoclip attraversa mondi cinematografici differenti. Quale significato assume questo continuo cambio di dimensione visiva?
Il videoclip è costruito come un viaggio dentro immaginari collettivi differenti. Ogni ambientazione rappresenta una possibile versione della realtà, quasi delle linee temporali parallele. Il passaggio continuo tra mondi diversi riflette il modo in cui oggi viviamo le immagini, le informazioni e perfino le emozioni: tutto cambia velocemente, tutto si sovrappone. Il cinema ci sembrava il linguaggio perfetto per raccontare questa sensazione di disorientamento contemporaneo.
“Frange” sembra raccontare un presente molto instabile. Secondo voi oggi è ancora possibile trovare una realtà condivisa?
Forse una realtà condivisa assoluta non è mai esistita davvero. Però credo sia ancora possibile trovare punti di contatto attraverso l’empatia, il dubbio e l’ascolto. Oggi siamo spinti continuamente a semplificare tutto, mentre la complessità fa paura. “Frange” prova anche a ricordare che esistono ancora spazi intermedi, dove le persone possono incontrarsi senza necessariamente annullarsi a vicenda.





