Con “Cristalli Liquidi”, i Relief esordiscono con un brano che parla di relazioni, percezioni e di quel confine sottile tra ciò che immaginiamo e ciò che viviamo davvero. Il singolo nasce da una riflessione molto attuale: oggi spesso ci innamoriamo più di un’idea che di una persona reale, influenzati da immagini, aspettative e dinamiche sempre più legate al mondo digitale.
Il tutto prende forma attraverso un sound personale, dove il flauto diventa protagonista insieme a sonorità pop ed elettroniche capaci di creare un’atmosfera sospesa tra leggerezza e malinconia. Anche il videoclip segue questa direzione, mostrando non solo il risultato finale ma anche il lato più spontaneo e umano del progetto, tra backstage e momenti di studio.
In questa intervista per Diffusioni Musicali, i Relief ci raccontano come è nato “Cristalli Liquidi”, le influenze che hanno segnato il loro percorso e il tipo di identità artistica che vogliono costruire partendo da questo debutto.
“Cristalli Liquidi” racconta un amore rivolto più a un’idea che a una persona reale: da dove nasce questa riflessione?
Nasce dall’osservazione di quanto spesso ci innamoriamo più di una proiezione che della persona reale. Oggi siamo continuamente circondati da immagini, aspettative, versioni idealizzate degli altri e anche di noi stessi. “Cristalli Liquidi” prova a raccontare quella sensazione ambigua in cui qualcosa sembra autentico ma allo stesso tempo sfugge continuamente.
Nel brano si percepisce un forte legame con le dinamiche delle relazioni virtuali contemporanee. Quanto la tecnologia influenza oggi il modo di vivere i sentimenti?
Tantissimo. La tecnologia amplifica tutto: vicinanza, distanza, idealizzazione, ansia, insicurezza. Oggi spesso ci relazioniamo prima con una rappresentazione dell’altro e solo dopo con la persona vera. Non volevamo fare un discorso “anti tecnologia”, ma raccontare una sensazione molto contemporanea che viviamo anche noi.
Avete scelto un arrangiamento molto particolare, con il flauto in primo piano. Come avete lavorato sul suono del singolo?
Il flauto è diventato naturale quasi subito. Ci piaceva l’idea di prendere uno strumento molto poco usato nel pop contemporaneo e trattarlo invece come un elemento centrale e identitario. Abbiamo lavorato molto sugli incastri tra suoni organici ed elettronici per creare qualcosa che fosse familiare ma anche leggermente straniante e in questo è stato molto prezioso l’aiuto dei nostri due produttori Massimo Calabrese e Marco Lecci!
Nel vostro racconto convivono leggerezza e inquietudine. Quanto è importante per voi mantenere questo equilibrio emotivo?
È fondamentale. Ci interessa raccontare temi anche profondi senza però diventare pesanti o troppo didascalici. Pensiamo che nella vita reale convivano continuamente ironia, malinconia, leggerezza e inquietudine, quindi ci piace che anche la musica funzioni così.
Il videoclip mostra anche il backstage e il processo creativo del brano. Quanto conta per voi mostrare ciò che accade “dietro” la musica?
Molto, perché oggi il percorso umano dietro una canzone è quasi importante quanto la canzone stessa. Far vedere il backstage significa anche togliere un po’ di distanza e raccontare che dietro tutto ci sono persone vere, con dubbi, errori e momenti molto divertenti.
I vostri riferimenti musicali sono molto ampi, dai Beatles ai Jamiroquai. In che modo queste influenze entrano nel mondo dei Relief?
Più che copiarle, cerchiamo di assorbire certe libertà creative. Dai Beatles prendiamo l’attenzione alle melodie e agli arrangiamenti, dai Jamiroquai il groove e la ricerca sonora, dai Jethro Tull sicuramente il ruolo del flauto. Poi però cerchiamo di filtrare tutto attraverso la nostra sensibilità contemporanea.
“Cristalli Liquidi” è il vostro debutto ufficiale: che tipo di identità volete costruire attraverso questo primo passo?
Vorremmo costruire un’identità autentica, riconoscibile e in continua evoluzione. Ci interessa fare musica pop senza rinunciare alla sperimentazione, mantenendo sempre una forte componente umana e narrativa.










