“u/nu” la ricerca di un nuovo linguaggio di Rosario Di Rosa

VIAGGO DENTRO IL NUOVO PROGGETTO ELETTRONICO DEL MUSICISTA SICILIANO

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Intervista a Rosario Di Rosa che ci parla di “u/nu” ultimo album di ricerca e sperimentazione elettroniche uscito per Avantsound, side label di Isulafactory

Il titolo u/nu è molto evocativo: che significato racchiude e come si collega all’identità dell’album?

u/nu nasce come una frattura linguistica prima ancora che concettuale. È una parola che può essere letta in più modi: richiama “unu”, in siciliano “chiunque”, ma soprattutto è l’acronimo di “Umano non Umano”, film sperimentale del 1969 del grande artista della pop art italiana Mario Schifano. Mi interessava lavorare su questa ambiguità: l’identità come qualcosa di instabile, stratificato, continuamente riscritto tra corpo, memoria e tecnologia. Il titolo riflette esattamente la natura del disco: non un racconto lineare, ma un sistema di possibilità.

Se dovessi descrivere u/nu con un’immagine o un luogo, quale sarebbe e perché?

Una costa rocciosa tra Sicilia e Sardegna, ma attraversata da segnali invisibili: dati, interferenze, presenze artificiali. È un luogo reale, fisico, ma contaminato. Mi interessa proprio quel punto di collisione tra territorio e astrazione, dove il paesaggio diventa memoria e la memoria diventa suono.

Come descriveresti l’evoluzione del tuo suono in questo lavoro rispetto ai progetti precedenti?

Credo che con questo lavoro si sia definito in maniera compiuta il mio stile in ambito elettronico. Per la prima volta non mi sono avvalso di nessun strumento “esterno”, nessun sintetizzatore o plugin audio: ogni suono è ottenuto da patch di Max MSP, sensori biometrici di Arduino, feedback di no-input mixing, addestratori Ircam di AI e qualche field recordings manipolato. Il suono di insieme è pertanto meno “compositivo” in senso tradizionale e più “generativo”. Rispetto ai lavori precedenti, c’è una maggiore radicalità, più costruzione di un ecosistema sonoro.

Quali influenze — musicali o extra-musicali — hanno inciso maggiormente sulla costruzione del disco?

Più che influenze dirette parlerei di traiettorie: la glitch music, la sound art installativa, ma anche filosofia dell’identità e riflessioni sul digitale. Se devo fare qualche nome citerei su tutti Oval, Adam Basanta e Manuella Blackburn

Che tipo di setup hai utilizzato per la produzione (hardware, software, strumenti)?

Un setup molto semplice: un laptop a cui ho collegato l’Arduino e un vecchio mixer Behringer che suona molto cattivo.

Hai seguito un workflow preciso o hai lasciato spazio all’improvvisazione?

È una struttura ibrida: i sistemi sono progettati in modo rigoroso, ma il loro comportamento è imprevedibile. In pratica progetto il campo di possibilità, ma non controllo completamente il risultato. L’improvvisazione avviene a livello sistemico, non performativo.

Quanto influisce la tua appartenenza alla scena siciliana nel tuo modo di fare musica elettronica?

Influisce molto, ma non in modo folklorico. È una questione di relazione con il suono come materia viva, legata allo spazio e alla memoria.
La Sicilia, come la Sardegna in cui ora abito, non sono un riferimento estetico diretto, ma una presenza profonda che struttura il lavoro. Della Sicilia rimangono certe atmosfere e un modo di approcciarsi alla musica, della Sardegna alcuni suoni di artisti che amo come Pinuccio Sciola ma anche una certa aura arcaica e misteriosa che mi ha fatto innamorare di questa terra.

Collaborare con realtà come Avantsound e Isulafactory che tipo di libertà o direzione ti ha dato?

Mi ha dato soprattutto libertà creativa a 360 gradi e un supporto attento e sensibile. Questo ha permesso al progetto di mantenere la sua natura radicale senza compromessi. Sono contesti che non impongono un’estetica, ma sostengono una ricerca. Maurizio Caschetto è un visionario impavido, figura di produttore necessaria per progetti di questo tipo.

Il disco sembra suggerire una riflessione sul rapporto tra umano e digitale: è una lettura corretta?

Sì, ma non in modo oppositivo. Non mi interessa contrapporre umano e digitale: mi interessa il punto in cui si confondono.
Nel disco, il digitale non è uno strumento neutro, ma un agente che trasforma l’identità, la distorce, la replica, a volte la svuota.

Quanto c’è di personale e autobiografico in u/nu?

Tutto, ma mai in modo narrativo. I dati biometrici, le voci, i suoni raccolti sono profondamente personali, ma una volta entrati nel sistema vengono trasformati. È un’autobiografia filtrata, frammentata, resa irriconoscibile.

Come immagini l’ascolto ideale di questo album (contesto, tempo, stato d’animo)?

Non esiste un ascolto unico. Il progetto è pensato anche per una fruizione non lineare, persino simultanea: ogni ascoltatore quindi può diventare compositore e, volendo, realizzare una propria versione di u/nu.
Detto questo, un ascolto attento, in uno spazio controllato, permette di cogliere le micro-variazioni e le stratificazioni che lo attraversano.

Pensi che la tua musica sia più adatta a un ascolto intimo o a una dimensione live?

Entrambi, ma in modi diversi. In cuffia è quasi anatomica, entra nei dettagli. In live, soprattutto in un contesto multicanale, diventa spaziale e fisica: cambia completamente percezione.

Questo album rappresenta un punto di arrivo o di partenza per nuove direzioni sonore?

Decisamente un punto di partenza. u/nu definisce un linguaggio e un metodo, ma apre anche molte possibilità che da parte mia non sono ancora state esplorate.

Hai già in mente sviluppi futuri o collaborazioni?

Sto lavorando sull’espansione installativa e multicanale del progetto, dove i moduli possono coesistere nello spazio.
Mi interessa approfondire l’integrazione tra sistemi biometrici e intelligenza artificiale, spingendo ancora di più il confine tra identità reale e generata. Inoltre sta tornando in vita, in una nuova veste, un progetto, chiamato H’UM di elettronica e batteria che avevo a Milano e che si era un po’ fermato a causa del Covid. In questa nuova edizione ho con me un bravissimo batterista sardo, Nicola Vacca. È nata anche una nuova collaborazione molto interessante tra me e il compositore Stefano Guzzetti, vedremo cosa porterà. Insomma, è per me un periodo molto stimolante di cui sono molto contento.

Ascolta “u/nu” su bandcamp

https://rosariodirosa.bandcamp.com/album/u-nu-2

INFO: www.isulafactory.it