Varanasi, “Per sempre”: il nuovo singolo raccontato dalla band

Varanasi

Con il nuovo singolo “Per sempre”, i Varanasi confermano il loro percorso tra atmosfere sospese e costruzioni sonore stratificate, dove il basso guida lo sviluppo del brano e le chitarre si muovono tra delicatezza ed energia. Il risultato è un equilibrio emotivo che cresce per livelli, arricchito da tastiere e archi.

Tra le influenze emergono nomi come Slowdive, Interpol e Beach House, ma la band mantiene una propria identità, senza sentirsi vincolata a un genere preciso. Centrale, oggi, è anche la ricerca melodica, rafforzata dalla scelta di scrivere in italiano.

In questa intervista per Diffusioni Musicali, i Varanasi raccontano il processo creativo del brano e la loro evoluzione artistica, tra riferimenti sonori e volontà di superare i confini dello shoegaze.

Le atmosfere di “Per sempre” richiamano gli Slowdive: quanto sono stati centrali nel processo creativo?
Sono una fonte d’ispirazione e di piacere. Il loro album del 2017 è fra i nostri preferiti di questi anni.

Come avete lavorato sulle stratificazioni sonore del brano?
Partendo dal basso abbiamo aggiunto una prima chitarra più eterea e melodica; poi una seconda più incisiva. Infine, abbiamo aggiunto le tastiere e gli archi per l’intro, il crescendo e la coda del brano.

Che ruolo hanno basso e sintetizzatori nella costruzione della tensione emotiva?
In genere i nostri pezzi nascono dal basso, per questo album tutti, quindi la costruzione del tipo di brano parte da lì e poi dalla definizione di una struttura sulla quale poi lavorare. Con i sintetizzatori cerchiamo invece di dare direzioni sonore, atmosfere, dosando a seconda del tipo di brano la parte elettronica.

Quanto pesano oggi influenze come Interpol o Beach House nel vostro sound?
Sono dei modelli che in maniera più o meno consapevole sono stimolanti, anche solo per il piacere dell’ascolto che poi ci spinge a creare a nostra volta.

Vi sentite ancora dentro lo shoegaze o state cercando di superarne i confini?
Noi abbiamo sempre vissuto i generi come semplici etichette di riferimento, descrittive, che facilitano la conversazione e che possono essere utili per attirare l’ascolto altrui, ma non ci siamo mai sentiti costretti. Quello che è stato uno stimolo nel tempo è stato il cercare la propria voce all’interno di un mondo sonoro con il quale siamo cresciuti. Per indole ci piace comporre degli album che spaziano, ma apprezziamo anche gli artisti e le band che hanno un suono più unitario.

In che modo “Per sempre” dialoga con la vostra evoluzione musicale?
Come sonorità è un tipo di brano che ha sempre fatto parte della nostra produzione. Nel tempo, soprattutto con il passaggio all’italiano, abbiamo cercato di comporre dei brani che avessero il più possibile la forma della canzone: da questo punto di vista l’aspetto melodico di Per sempre è quello che è diventato più importante.