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Gintsugi e “Stranger”: tra oscurità, ipnosi e la nascita di un EP

Gintsugi è un’artista e produttrice che costruisce la propria identità musicale attraverso un continuo processo di trasformazione, in cui art-pop, elettronica e sensibilità cinematografica convivono in una scrittura che rifiuta ogni fissità stilistica. Il suo percorso, sviluppato tra Italia e Francia e segnato da collaborazioni con figure come Victor Van Vugt e Beautiful Losers Records, si distingue per un approccio che concepisce il suono come materia fluida, spesso guidata da intuizioni improvvise e da una forte componente inconscia. La sua musica si muove in uno spazio in cui l’idea di controllo convive con quella di abbandono, dando forma a brani che sembrano emergere più che essere costruiti.

In questa intervista, Stranger viene osservato nella sua duplice natura di singolo autonomo e al tempo stesso elemento introduttivo di un percorso più ampio, quello dell’EP Strangers. Il brano occupa infatti una posizione particolare: non nasce come apertura narrativa, ma viene collocato strategicamente all’inizio del progetto per introdurre la figura dello “straniero”, declinata in forme diverse all’interno dei vari brani. Questa scelta si inserisce in una struttura concettuale più ampia, che attraversa l’intero EP secondo una traiettoria che va dall’oscurità iniziale di The Curse fino alla progressiva apertura luminosa di The Gift, intesa come superamento o trasformazione di ciò che inizialmente appare come una “maledizione”.

Un elemento centrale del dialogo riguarda la dimensione ipnotica del brano, che non viene descritta come un obiettivo estetico deliberato, ma come una qualità emersa spontaneamente dal processo stesso di scrittura. La composizione viene infatti raccontata come un evento non completamente controllato, che può manifestarsi in momenti quotidiani o improvvisi, come se provenisse da una fonte esterna rispetto alla volontà dell’artista. Questa modalità di emersione contribuisce a definire anche la natura ripetitiva e avvolgente del brano, che sembra agire su un livello percettivo più che razionale.

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Stranger arriva prima dell’EP: quanto è pensato come introduzione e quanto come brano autonomo? 

È un brano a sé stante, non una intro, ma era per me importante metterlo all’inizio per introdurre lo straniero, che è in forme diverse in ognuno dei brani, ed anche perché è il più oscuro, e nell’EP c’è l’idea di una progressione da una forma di oscurità (The Curse) verso la luce (The Gift). Perché ciò che è una maledizione, spesso ha un dono; sono due facce della stessa medaglia.  

Il pezzo ha una dimensione quasi ipnotica: è qualcosa che cerchi consapevolmente nella tua musica? 

In questo caso ha ipnotizzato anche me. Non ho un rapporto volontaristico alla scrittura, una canzone può arrivare mentre sto facendo altro o suonando, cantando a caso. Come se arrivasse da un altrove. Quindi forse è proprio per questo che questa dimensione emerge, proprio rispetto a come nasce.  

Il lyric video è uno dei primi contatti con il pubblico: cosa ti interessa che arrivi immediatamente? 

Il lyric video gioca con l’immagine del fuoco, con un’evidente citazione cinematografica, e gioca con le parole. Mi interessa che in ogni pezzo, anche il più oscuro, ci sia una dimensione ludica che emerge. Perché di quello poi si tratta, di giocare con la propria creatività con dei materiali infiammabili come le emozioni, o l’inconscio. 

Nel tuo percorso sembra esserci una costante ridefinizione del suono: è una necessità o una conseguenza naturale? 

Mi piace spingermi sempre oltre ed esplorare nuovi orizzonti perché non sono mai soddisfatta di ciò che faccio, se non per periodi molto brevi. Ho ancora del materiale molto più rock in diverse cartelle.  

L’uscita di un singolo cambia il tuo rapporto con il brano una volta che non ti appartiene più solo? 

In realtà non ho più un rapporto di possesso con i brani, ho sempre l’impressione che già quando li scrivo non mi appartengano. Mi piace l’idea di provare ad essere un canale il più libero possibile di quello che già si agita nell’aria, il che non è un compito affatto semplice, ma dà molte soddisfazioni quando qualcosa emerge.  

Roberto

Roberto

Creando Diffusioni Musicali, abbiamo voluto dare vita a uno spazio dove le nuove voci potessero farsi sentire. Ascoltare i giovani talenti è sempre una grande fonte di ispirazione!

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