Copertina Rimembranze Alessandra Vinci (3)

La memoria come luogo da abitare, non da spiegare

A volte la musica contemporanea rischia di diventare troppo consapevole di sé. Rimembranze, invece, evita questa trappola. Non cerca di dimostrare nulla, e proprio per questo riesce a dire molto. L’impressione iniziale è quella di entrare in un luogo privato. Gli arpeggi iniziali sono quasi esitanti, come se la musica stesse decidendo se fidarsi. Poi, lentamente, prende forma. E quando arriva quel tema più deciso, si capisce che il viaggio è iniziato davvero. C’è qualcosa di profondamente umano in questo modo di costruire il suono. Non è distante, non è accademico. Ricorda, in certi momenti, la capacità di Ludovico Einaudi di rendere accessibile l’intimità, ma con una dimensione più irregolare, meno levigata. Ed è un bene. Non tutto convince allo stesso modo. Alcune transizioni sembrano voler restare troppo prudenti, come se la musica avesse paura di perdersi davvero. Ma forse è proprio questo il senso del titolo. Non tutto deve essere risolto. Quello che resta, alla fine, è una sensazione. Non una risposta. E viene da chiedersi, quasi senza accorgersene: questo brano parla più del passato o del presente? Rimembranze è una composizione che non si impone. Si avvicina lentamente. E se si accetta di ascoltarla davvero, lascia qualcosa che non si riesce a nominare subito. Ed è proprio questo il suo valore più grande.

http://www.alessandravinci.com/