Nudapietra: un debutto che nasce dalla materia e guarda lontano

Ci sono dischi che sembrano nati per raccontare un momento, e altri che sembrano il risultato di un percorso inevitabile. “Nudapietra”, esordio omonimo pubblicato da Overdub Recordings, appartiene alla seconda categoria. È un lavoro che non suona come un tentativo, ma come una dichiarazione già consapevole: sei brani che si muovono tra peso, visione e tensione melodica, costruendo un universo compatto e coerente.

Il gruppo nasce nel 2021 come trio — due chitarre, doppia voce e batteria — per poi completarsi nel 2022 con l’ingresso del basso. Una formazione che spiega già molto dell’equilibrio sonoro del disco: da un lato la stratificazione armonica delle chitarre, dall’altro una sezione ritmica capace di sostenere strutture complesse e dinamiche dilatate. Le influenze dichiarate — Pink Floyd, King Crimson, Black Sabbath, Alice in Chains, Motorpsycho, Temple Fang, King Buffalo, Yob — non sono semplici riferimenti, ma coordinate che aiutano a comprendere l’orizzonte entro cui si muove la band. Prog e psichedelia si intrecciano con solide radici stoner, mentre la scelta dell’italiano nei testi diventa elemento identitario forte.

L’obiettivo dichiarato del progetto è creare musica che soddisfi prima di tutto i membri della band. E questa libertà si percepisce lungo tutto l’ascolto: non c’è la ricerca del singolo immediato, ma la costruzione di un percorso.

“Il Bagatto” apre il disco con un andamento rituale. Il riff reiterato, la progressione lenta, la tensione che cresce per accumulo definiscono immediatamente il carattere del lavoro. È un brano che chiede immersione, che lavora sulla ripetizione come strumento ipnotico. Quando la melodia emerge con maggiore evidenza, il contrasto con la rigidità precedente genera una vera e propria catarsi.

Con “Madonna dei Veggenti” la band entra in territori più lisergici. Le atmosfere si dilatano, il suono si fa più avvolgente, quasi sospeso. Qui emerge la componente psichedelica del progetto: un viaggio sonoro che non punta alla linearità ma alla suggestione, costruendo un senso di vuoto perpetuo che inquieta e affascina.

Il breve interludio “Ombra del Passato” rappresenta una pausa necessaria. La chitarra classica introduce una dimensione più intima, quasi letteraria. È un frammento delicato che spezza la densità e prepara l’ingresso del brano centrale.

“La Luna” è il cuore simbolico del disco. Ipnotica e stratificata, intreccia inconscio e dannazione amorosa in una struttura che alterna tensione e rilascio. Qui si percepisce con forza l’anima prog della band: cambi dinamici, atmosfere notturne, un equilibrio tra complessità e melodia che non risulta mai eccessivo.

Con “Vipera” la tensione si fa più concreta. È una traccia seducente e velenosa allo stesso tempo. La melodia è più immediata, ma sotto la superficie si muove un conflitto emotivo evidente. Il brano dimostra la capacità del gruppo di rendere accessibile la propria scrittura senza snaturarla.

La chiusura con “Oumuamua” amplia lo sguardo verso una dimensione cosmica. Il riferimento all’asteroide diventa metafora di attesa e mistero. Musicalmente la traccia alterna compressione e apertura, durezza e quiete, sintetizzando l’intero percorso dell’album. È un finale che non cerca l’effetto spettacolare, ma lascia una sensazione di sospensione coerente con la poetica del progetto.

“Nudapietra” è un debutto che dimostra identità e visione. Non è un disco costruito per inseguire un trend, ma per affermare una direzione. La band mostra una sorprendente maturità compositiva e una chiara volontà di creare un dialogo con un pubblico attento, curioso, disposto ad attraversare territori sonori non convenzionali.