foto di copertina Francesca Barbero.
Raccontare un disco simile non è facile. Anzi penso sia proprio impossibile per molti aspetti. In primis per la multidirezionalità del suono e della sua identità – a tal proposito non serve addentrarsi molto, basta ascoltare proprio la prima traccia, la title track che apre tutto l’ascolto: dall’elettronica che ci racconta di altri mondi si arriva a modi Calypso di un pop esotico. E l’elettronica vintage con cui si apre “Spiffero” poi ci rivela una ballata noir alla Gianni Morandi dei tempi quasi moderni… o il quasi spoken word di “Montagna” che – sono d’accordo con il collega che ravvisa le vocali aperte di Alessio Lega – dove la voce che urla poi manca sfacciatamente l’intonazione… e ci piace proprio per questo.

Matteo Castellano pubblica “Come un matto sano” e quello che mi trovo davanti è un disco di allegorie e teatralità inaspettate, che forse avrebbe richiesto più espressività alla voce che invece spesso si risolve in cameratesche posizioni da osteria (di quelle nobili alla Ligera milanese) come dentro il singolo bandiera di tutto “Figlio di un milionario”… che forse è per davvero figlio di un milionario il nostro, e mi piace vederla così che quindi un disco simile assume l’importanza di un manifesto di intenti in cui poco importa il tanto rievocato cliché e la moda e la didattica e la dottrina pettinata: ciò che conta è il vero star bene con se stessi. Avventurarsi dunque all’ascolto senza maschere e vestiti e con quella cultura retrò da cinema all’italiana maniera – e qui impera il suono di “Un giro del viale con te”. Buon viaggio… che divertimento facendo, in fondo, c’è tanto di noialtri dentro queste canzoni.





