
“Com’è difficile” segna il ritorno di Mirko Labinero con un brano che mette in luce una scrittura che non ha bisogno di orpelli per farsi sentire: arriva con sincerità al cuore degli ascoltatori. Labinero sceglie una forma pop-folk essenziale, che sembra nascere direttamente dalla voce e dalla chitarra, senza stratagemmi emotivi. Tutto suona vicino, ma ciò che racconta appartiene a quella zona interiore in cui nessuno vorrebbe trovarsi. L’arrangiamento lascia spazio alle parole, come se il suono dovesse limitarsi ad accompagnare un pensiero difficile da dire ad alta voce. In questo equilibrio, la voce di Labinero si fa guida e testimonianza: calda, un po’ graffiata, a tratti quasi intima. Racconta un addio che non nasce dall’impulso, ma dalla consapevolezza che rimanere significherebbe ferire di più. “Com’è difficile” porta con sé un tipo di dolore che raramente trova rappresentazione: quello di chi capisce di non poter essere la persona che l’altro desidera. Non c’è vittimismo, ma un’assunzione di responsabilità che pesa e libera nello stesso tempo. Mirko Labinero mostra una delicatezza rara nel raccontare questo conflitto interiore: si affida alla sincerità, alla sottrazione, alla dignità di chi sceglie la verità anche quando fa male.








