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Nevecieca: esplorando la Vacuità della provincia e della generazione perduta

L’album di debutto dei NeveciecaVacuità, emerge come un lavoro che unisce introspezione, memoria generazionale e sonorità rock provinciali. In questa intervista, la band racconta il processo creativo che ha portato alla nascita del disco, le scelte stilistiche, l’equilibrio tra emozione e musica e i progetti futuri.

I Nevecieca ci guidano attraverso i testi e le atmosfere rarefatte del loro primo lavoro, tra flussi di coscienza, richiami all’underground che fu e tensioni tra minimalismo emotivo e energia musicale.

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Il titolo Vacuità suggerisce assenza, sospensione e spazi generazionali: qual è stata la scintilla che vi ha portati a scegliere questo tema come filo conduttore dell’album?
Ci siamo resi conto di questo filo conduttore quando abbiamo deciso la scaletta del disco. Nella maggior parte dei casi i testi delle canzoni sono dei flussi di coscienza che ci hanno fatto capire la destinazione solo una volta terminate di scrivere.

I vostri brani uniscono atmosfere rarefatte e sonorità rock di provincia. Come lavorate per mantenere questa tensione tra minimalismo emotivo e energia musicale?
In realtà è abbastanza naturale, probabilmente perché tutti e tre abbiamo un lato più “metal” e uno più sognante e a tratti psichedelico, e cerchiamo di far emergere quello che serve per un determinato brano.

La scrittura dei testi sembra un ritratto della generazione cresciuta con il rock locale che oggi non esiste più. Quanto conta per voi raccontare una memoria collettiva rispetto a esperienze personali?
Quanto ci manca l’underground! Diciamo che è un po’ il segreto di Pulcinella che l’underground come lo conoscevamo una volta sia morto, non importa come o perché, anche se qualche teoria ce l’abbiamo. Quello che ci piacerebbe essere, nel nostro piccolo, è di essere un po’ degli eredi (e in questo senso non ci dispiacerebbe affatto essere una band fra tante) di quello spirito.

In Vacuità emerge un forte senso di introspezione e crudo realismo. Come bilanciate l’onestà emotiva con la costruzione musicale dei brani?
La musica è sempre arrivata prima; una volta decisa quella abbiamo sempre seguito la nostra urgenza di essere sinceri nel modo di scrivere. Pensiamo che l’onestà un ascoltatore la percepisce e tutto questo per noi è impagabile.

Guardando al futuro, avete intenzione di sperimentare con nuovi suoni o tematiche, o preferite approfondire l’universo già definito con questo primo album?
Personalmente a me (Marco, il bassista) piacerebbe provare ad andare in una direzione leggermente diversa, non perché quella presa con Vacuità non mi piaccia, ovvio, ma perché credo che un disco sia un po’ una foto di un artista o di un gruppo di artisti in un certo momento. Quella foto eravamo noi nel 2023, è già passato qualche anno da allora e probabilmente potrebbero passarne altri prima del prossimo disco, quindi per forza di cose la foto che uscirà dovrà essere diversa.

https://www.instagram.com/nevecieca_band